Zuccotti, 'piattaforma può essere usata da tutta regione e da Italia'Si parte con Asst Fatebenefratelli-Sacco e Asst Valtellina


  • Adnkronos Salute
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Milano, 23 nov. (Adnkronos Salute) - E' l'evoluzione di un progetto nato proprio per Covid-19, per seguire i pazienti dimessi dagli ospedali milanesi dopo la malattia provocata dal coronavirus Sars-CoV-2, banco di prova che ha messo il turbo alla telemedicina. Nasce da questa esperienza il Virtual Hospital in arrivo a Milano: da Cod19, Centro operativo dimessi, a Cod20, Cure ospedaliere domiciliari. In altre parole: 36 ambulatori specialistici virtuali, 196 specialisti disponibili, il tutto direttamente da casa. Il progetto ha preso corpo all'università Statale di Milano e ora il sistema erogherà visite in modalità telematica, garantendo sempre il contatto con il medico di base e l'aggiornamento del fascicolo sanitario elettronico del paziente. Niente App, per raggiungere tutte le fasce della popolazione gli avvisi arrivano via Sms. Queste le caratteristiche principali che consentirebbero anche ai camici bianchi positivi di continuare a lavorare da casa.

Si parte con due Asst, e i promotori chiedono "il coraggio di sperimentare" in maniera allargata questo sistema il prima possibile. Almeno in Lombardia, è l'appello. Per un sistema sviluppato a partire dalla fase emergenziale di marzo, quando appunto il Centro operativo dimessi Cod19 seguiva a domicilio con questa piattaforma i pazienti dimessi dagli ospedali, "garantendo la continuità assistenziale e al contempo alleggerendo il carico di lavoro delle strutture sanitarie". L'iniziativa, guidata da Gian Vincenzo Zuccotti, prorettore ai rapporti con le istituzioni sanitarie e preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'università degli Studi del capoluogo lombardp, ha coinvolto 100 specializzandi dell'ateneo, consentendo loro di far pratica su casi reali e mettersi al servizio della comunità.

"I medici provenivano da varie Scuole di specializzazione, in quella fase non operative, perché molte delle loro unità sono state trasformate in unità Covid", ricorda Zuccotti. L'esperienza maturata sul campo ha consentito ai giovani medici di crescere professionalmente attraverso il dialogo con i pazienti, imparando a selezionare in modo rapido ed efficace i bisogni prioritari come non sempre si riesce ad insegnare nelle aule universitarie o in corsia". Durante la prima ondata dell'epidemia di Covid-19 sono stati assistiti attraverso due chiamate quotidiane 1.400 pazienti dai medici in specializzazione, riuscendo ad evitare così complicazioni più gravi, ad esempio intercettando casi di embolia polmonare sopraggiunta dopo le dimissioni. Da marzo a oggi sono state gestite 63.359 chiamate, di cui 23.358 nella seconda ondata.

"Non era sufficiente - prosegue Zuccotti - e ci siamo resi conti di come fosse necessario garantire cure ospedaliere domiciliari e dare in quel frangente una televisita che diventa contemporaneamente lo strumento da mettere a disposizione per recuperare le milioni di visite ambulatoriali saltate, annullate o ritardate perché realizzabili solo in condizioni complesse che ne rallentano i tempi e ne riducono l'efficacia, a partire dai distanziamenti sociali all'ingresso, dalle condizioni di sicurezza e dal carico di dispositivi di protezione che deve indossare il personale ospedaliero".

Il progetto Cod19 a maggio si evolve quindi in Cod20, con appunto i 36 ambulatori specialistici virtuali, e 196 specialisti disponibili. Per Zuccotti, direttore del reparto di Pediatria e Pronto soccorso pediatrico dell'Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano, "l'idea è quella di una piattaforma che riproduca gli ambulatori specialistici per erogare le prestazioni da remoto o, per lo meno, capire chi va visitato in presenza in maniera prioritaria. Il concetto è quello di annullare le prenotazioni per dare la possibilità ai medici di medicina generale di entrare nella piattaforma e inserire il paziente in un ambulatorio virtuale. A quel punto partono due Sms che avvertono sulla presa in carico e sull'appuntamento in telemedicina".

Il sistema è rendicontabile e integrabile nel Fascicolo sanitario elettronico, "garantendo - assicurano dalla Statale - privacy e sicurezza dei dati sensibili". Al medico di base che ha in cura il paziente e ad Ats vengono inviati giornalmente report. "E' il Virtual Hospital che trasferisce l'ospedale sul territorio invece che il territorio in ospedale, da cui non è più possibile tornare indietro perché un centro unico di prenotazioni integrato di questo tipo aiuterebbe anche in tempi normali", prosegue Zuccotti. Il sistema è applicato all'Asst Fatebenefratelli-Sacco e a breve lo adotterà anche l'Asst Valtellina.

Ma il progetto potrebbe allargare i suoi confini. "La piattaforma è scalabile - sottolinea infatti lo specialista - e può essere utilizzata da tutta la regione e da tutta Italia".

"Ho provato in tutti i modi a rappresentarlo alla parte politica ma, lo dico con rimpianto perché l'esigenza assistenziale esiste, le reazioni davanti alle tragedie devono essere più celeri. Nessuno chiede l'esclusività e l'immobilismo ci sta danneggiando", ammonisce Zuccotti. "Ad esempio il personale negli ospedali che si trova a casa, positivo ma spesso asintomatico, con questa tecnologia potrebbe lavorare. Serve più coraggio di sperimentare, se non lo fa la Lombardia non si capisce chi lo debba fare".