Zaia, 'medici in corsia fino a 70 anni una nostra battaglia di civiltà'


  • Adnkronos Sanità
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Venezia, 13 feb. (Adnkronos Salute) - "Quello che era l’obbiettivo di una nostra grande battaglia diventa realtà per tutto il sistema sanitario nazionale. In un momento storico come questo in cui gli organici nazionali dei medici sono carenti di 56.000 professionisti, 1.300 dei quali solo nelle strutture venete, è fondamentale che un medico possa lavorare fino a settant’anni; naturalmente se ne ha voglia e se lo sente per forma fisica". Così il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia esprime soddisfazione per l’inserimento nel decreto Milleproroghe, fino al 2022, della possibilità per i medici di poter rimanere al lavoro oltre i 40 anni di servizio ed entro i 70 anni di età e per i medici specializzandi di essere inquadrati a tempo determinato.

"Come Veneto lo abbiamo pensato da tempo e abbiamo voluto mettere con forza la questione all’ordine del giorno della conferenza delle Regioni ha aggiunto - Sono molto soddisfatto, oltre che grato, che le Commissione Affari Costituzionali e Bilancio della Camera abbiano approvato questo emendamento".

"Non si tratta, come dice qualcuno di dare la sanità in mano agli anziani - sottolinea il presidente - ma di tamponare quel grave problema che è la mancanza di medici nelle nostre corsie. Stiamo parlando di professionisti, sui cui la regione ha investito molto nella formazione e nella fornitura di attrezzature particolarmente costose; non possiamo pensare che medici di 65 anni, all’apice della loro preparazione professionale siano costretti a lasciare la struttura pubblica con il rischio, inoltre, che attraversino la strada per accettare le offerte di quelle private. La sanità del futuro è dei giovani ma, è pur vero, che in questa fase è necessario ricorrere anche a questa soluzione”.

"Siamo stati dei precursori anche nella battaglia, sostenuta anche da altri colleghi presidenti, per aprire le corsie agli specializzandi. Si tratta di un’affermazione di civiltà permettere che i medici possano fare pratica verso la specializzazione, con il tutoraggio dell’università, lavorando nelle strutture sul territorio. Sono fiero che come Regione Veneto, siglando lo specifico accordo con gli atenei di Padova e Verona, abbiamo aperto la strada a questa partita importante", conclude.