Vita di studente - Nuovo anno, nuova variante

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Nicolò Romano (stuente di medicina)

 

Scrivo queste righe a ridosso della fine dell’anno 2021, un anno estremamente impegnativo sotto tutti i punti di vista. La pandemia di Sars-CoV-2 che imperversa da due anni ormai ci ha portato una nuova variante virale, la variante Omicron. La variante Delta, prima imperante in tutto l’occidente, è ora soppiantata dalla Omicron, probabilmente originaria in Sud Africa e arrivata all’attenzione degli esperti intorno al 24 Novembre. Presenta un enorme numero di mutazioni, alcune inusuali e aggregate in modo tale da suggerire che sia frutto di una diffusione e selezione naturale avvenuta già da tempo in Africa.

Pare che sia in grado di eludere efficacemente le nostre difese immunitarie e che sia molto più trasmissibile della precedente Delta, un'impresa notevole. La principale misura della capacità di trasmissione di Omicron è l’indice R, un indice numerico che quantifica la quantità media di nuovi casi dovuti ad una singola nuova infezione. Ciò che è importante capire è che l’indice R “incorpora” sia aspetti propri della specie virale che del contesto in cui si trova.

Per intenderci, dipende anche dalle condizioni sociali, ambientali in cui avviene il contagio, non solo da quanto gli apparati molecolari del virus siano efficienti. In Gauteng, la regione africana dove è apparsa per la prima volta, la popolazione era già provata da epidemie di HIV, con diffusione di suscettibili immunocompromessi. Questi sono aspetti fondamentali da tenere in considerazione quando si cerca di stimare la contagiosità di Omicron e dovrebbero metterci in guardia dal fare improvvide comparazioni tra nazioni diverse.

Molti esperti e meno esperti in Italia si sono già espressi, in una ormai consolidata tradizione di salto alle conclusioni, sulla possibile ridotta “aggressività” di Omicron. Oltre ad imprudenti quando non errati ragionamenti simil-evoluzionistici, basandosi quasi esclusivamente su dati epidemiologici (e non su studi), molte figure di riferimento in TV e sui giornali, hanno già decretato che la Omicron stia diventando come una influenza, qualsiasi cosa significhi. Al momento, sebbene ci siano indizi su una possibile minore severità, non mi lancerei in simili affermazioni, foriere di illusori sensi di sicurezza.

In realtà anche solo lo scenario di un milione di casi da Omicron a gennaio 2022, non così peregrino, dovrebbe farci riflettere sulle ripercussioni riguardo l’efficienza dei servizi pubblici. Non possiamo realisticamente mettere in quarantena tutti, non si può paralizzare il paese. Un lockdown sembra una soluzione drastica e incontrerebbe comprensibili resistenze da parte della popolazione che, grazie alle due dosi di vaccino, si era convinta di aver faticosamente guadagnato un po' di normalità.

Se, come pare, l’indice Rt della Omicron è compreso tra 3 e 5 (rispetto ad un R inferiore a  2 della Delta), impedire la diffusione tramite restrizioni e contingentamenti diventa piuttosto difficile.

Viene da chiedersi se valga la pena, nell’ottica del rapporto costi/benefici, imporre restrizioni giuste in principio, ma molto costose nell’attuazione pratica in termini economici, ma anche sociali.

Questi interrogativi stanno portando il nostro governo a una intensa attività di modifiche normative proprio in questi giorni. Ciò che mi auguro, per questo nuovo anno, più che un cambio di regole è un cambio di paradigma. Non mi aspetto miracoli dal lato della comunicazione, sui media continueranno a spuntare dichiarazioni bislacche e il Comitato tecnico scientifico immagino continuerà a non avvalersi di esperti di comunicazione scientifica con profilo istituzionale.

Però dobbiamo ripensare la pandemia, dobbiamo riconoscere che il gioco è cambiato e ci sono nuove incognite. Dobbiamo comprendere che il virus è qui probabilmente per restare e cambiare la nostra prospettiva e le nostre abitudini di vita quotidiana. La mascherina è un prezioso alleato, limitare i contatti torna fondamentale, abbassare la guardia non ci viene concesso. Mi preoccupa la diffusione di narrazioni semplicistiche e rassicuranti, mi sembra la solita reazione di negazione a cui siamo ormai abituati da più di un anno, ma in questo caso siamo in circostanze che potrebbero farci pagare caro questo atteggiamento.

Con la speranza che il nuovo anno porti una nuova visione del mondo e maggiore lucidità, auguro a tutti un felice 2022.