Vita di studente - La teoria dell'evoluzione e Covid-19

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Nicolò Romano (studente di medicina)

Questa pandemia ha portato molta innovazione in ambito farmaceutico, medico, ma anche in generale nella ricerca scientifica. Non parlo soltanto di innovazioni tecnologiche come il miglioramento dei vaccini a mRNA ma anche di interessanti intersezioni tra ambiti scientifici. Come sapete se leggete questo blog dall’inizio, sono molto appassionato di biologia evolutiva.

Ricordo che nel giugno dell’anno scorso sulla rivista scientifica Current Biology venne pubblicato un breve saggio del biologo W. Ford Doolittle il cui titolo, tradotto, sarebbe “Questa pandemia potrebbe accompagnarci verso la prossima grande transizione nell’evoluzione?”. Doolittle si riferiva alla possibilità che i governi internazionali si coordinassero efficacemente portando a una maggiore coesione umana a livello planetario, rendendo la specie umana un agente più unitario e meno frammentario.

L’idea delle "grandi transizioni” è mutuata dalla visione dei biologi Eors Szathmary e J. Maynard Smith, che nel loro libro Major transitions in evolution tentarono di individuare i principali punti di svolta nell’evoluzione di tutti gli organismo viventi, quali pluricellularità, sessualità, linguaggio…

Non vorrei fare il guastafeste ma, a più di un anno di distanza, mi verrebbe da dire che Doolittle non ci ha preso gran che. Se guardo alle reazioni e alle politiche dei Paesi del mondo, la parola che sorge spontanea è proprio “disorganico”.

Forse Doolittle, anche per la sua formazione di biologo molecolare, aveva sottovalutato l’eccezionale potenza dell’evoluzione culturale. Questa potremmo dire che ha portato, in diversi luoghi del mondo, concezioni completamente diverse dell’etica che guida le azioni individuali umane. Possiamo rendercene conto dalla varietà degli approcci per la mitigazione di questa pandemia anche solo tra i Paesi europei come per il lockdown per soli non-vaccinati in Austria e la vecchia e scellerata posizione Svedese contro ogni lockdown.

Forse una prospettiva evolutiva di più ampia veduta, che avesse compreso al suo interno anche l’evoluzione culturale, avrebbe suggerito a Doolittle che l’esito di maggior coesione è effettivamente parecchio improbabile.

Proprio dell’articolo di Doolittle, in un editoriale sul giornale “Il Bo Live”, scrisse l’importante evoluzionista e filosofo della scienza Telmo Pievani che qualche giorno fa, con i professori Omar Rota-Stabelli, Lino Ometto e Giorgio Bertorelle e con me, ha collaborato alla stesura di un position paper della Società Italiana di Biologia Evoluzionistica riguardo le varianti di Sars-CoV-2 e i vaccini. Il position paper è stato poi pubblicato sullo stesso Bo oltre che sui portali Scienzainrete e Pikaia.

Date le molte affermazioni riguardo vaccinazioni che causano l’emergere di varianti virali, abbiamo infatti deciso di provare a fare chiarezza. in questo documento spieghiamo che la vera causa dell’emergere delle varianti è il processo di mutazione del genoma virale che in ultima istanza è promossa dalla replicazione del virus e dal contagio. Da questo fatto e dall’evidenza della riduzione di contagiosità e contagiabilità dei vaccinati, si può affermare che i vaccini, al contrario, mettano i bastoni tra le ruote all’emergere delle varianti virali.

Scrivere questo documento mi ha fatto riflettere molto riguardo l’utilità, in senso molto pratico e pragmatico, dell’evoluzione per l’epidemiologia. Aldilà dei benefici “teorici”, ovvero della conoscenza della teoria dell’evoluzione per biologi e scienziati, ci sono vantaggi molto concreti. Grazie alla teoria dell’evoluzione oggi disponiamo di modelli matematici e statistici che ci permettono di prevedere e stimare l’andamento stesso delle epidemie, quali quella di Sars-CoV-2. Gli strumenti che un genetista evoluzionista usa per ricostruire l’albero delle discendenze di un organismo (dei virus, magari) sono infatti usati anche da virologi ed epidemiologi che tentano di risalire ad un ceppo originario a partire dalle varianti. Così come i modelli di diffusione di mutazioni genetiche in popolazioni animali, batteriche...

Questa pandemia potrebbe aver portato sotto i nostri occhi quanto la teoria dell’evoluzione sia uno strumento potente per la scienza e la medicina. Spero sinceramente che venga più spesso riconosciuta e notata, non solo per la sua utilità ma anche per la sua bellezza.