Veneto, Governo impugna 2 norme contro carenza medici


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Venezia, 24 gen. (AdnKronos Salute) - Il Governo impugna due misure varate dal Veneto per contrastare la carenza di camici bianchi in corsia. Lo annuncia la stessa Regione, con Zaia che annuncia ricorsi e dichiara: "Noi ci impegniamo perché i cittadini veneti possano continuare ad avere un servizio sanitario adeguato per qualità, formazione del personale e livelli di assistenza, ma continuiamo a trovare sulla nostra strada gli ostacoli messi dal Governo nazionale. Siamo nella situazione paradossale in cui da un lato non viene data alcuna risposta alle legittime aspirazioni del Veneto all'autonomia differenziata, dall'altro si insiste nell'ostacolare o fermare i provvedimenti che, altrettanto legittimamente, vengono presi, con i poteri a disposizione".

Il Consiglio dei ministri - informa la nota regionale - ha impugnato due norme in materia sanitaria contenute nella legge regionale del 25 novembre 2019 (Collegato alla legge di stabilità regionale 2020): uno è il comma con il quale si obbliga il medico che ottenga la specializzazione finanziata dalla Regione Veneto a partecipare ai concorsi banditi nella stessa regione nei 5 anni successivi e, se superati, a prestarvi servizio almeno 3 anni; l'altro è l'articolo con cui vengono portati al livello di quelli delle altre aziende del Servizio sanitario regionale gli stipendi dei dipendenti dell'azienda ospedaliera di Padova, autorizzando quest'ultima a rideterminare i fondi per il personale, previa delibera della Giunta e rispetto dei limiti di spesa.

"Ricorreremo in tutte le sedi - assicura Zaia - perché si tratta di due provvedimenti la cui bontà si trova nel buon senso ancor prima che nei codici. La difficoltà di reperire medici nelle nostre corsie è cronaca di tutti i giorni e l'impegno della Regione con borse di studio a sostegno degli specializzandi è uno dei grandi sforzi che sosteniamo per contenere il fenomeno. Aggiungo inoltre che la retribuzione adeguata per tutti i professionisti che lavorano nelle nostre strutture non è solo un fatto di giustizia. Il privato non si fa problemi a offrire ottime retribuzioni ai nostri migliori medici e noi cosa facciamo? Diciamo loro che non possiamo retribuirli in maniera uguale tra le aziende? Sono interrogativi che con l'autonomia non ci porremmo neppure”.

"Tutelare i professionisti della sanità che sono la nostra grande risorsa e rispondere alle esigenze dei cittadini e del territorio - sottolinea l'assessore alle Politiche sanitarie, Manuela Lanzarin - sono sempre state le uniche direzioni che ci hanno mosso nel prendere provvedimenti. E' difficile pensare di contrastare la carenza di personale e dare risposte di qualità ai cittadini se, come in questo caso, c'è la contrapposizione governativa oltre le già tante difficoltà".