Vaiolo delle scimmie, i sintomi

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • Il vaiolo delle scimmie (monkeypox) si manifesta con una varietà di sintomi dermatologici e sistemici.
  • I sintomi dermatologici possono essere confusi con quelli di infezioni sessualmente trasmissibili (STI), concomitanti in quasi un terzo dei casi.
  • Nonostante la maggior parte dei casi sia stata registrata tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, la malattia non riguarda solo questa popolazione.

 

Grazie a una ricerca internazionale coordinata dalla Queen Mary University di London, pubblicata sul New England Journal of Medicine, oggi sappiamo di più sulla possibile presentazione clinica del vaiolo delle scimmie. La serie di casi, oltre 500, raccolta tra aprile e giugno in 16 paesi fornisce indicazioni importanti per individuare rapidamente i pazienti e contenere la diffusione dell’infezione.

Delle 528 persone infettate, il 98% erano uomini gay o bisessuali, il 75% erano caucasici e il 41% avevano un’infezione da HIV. Nel 95% dei casi la trasmissione potrebbe essere avvenuta attraverso l’attività sessuale. Nei 23 casi in cui l’esposizione era chiara il periodo di incubazione mediano era di 7 giorni (range 3-20). Il 29% dei pazienti specificatamente testati aveva un’infezione sessualmente trasmissibile. Dei 32 campioni di liquido seminale analizzati 29 erano positivi per il DNA del virus del vaiolo delle scimmie, non è però noto se il campione fosse potenzialmente infettivo.

Il 95% dei pazienti presentavano rash (in due casi su tre con meno di 10 lesioni), il 73% aveva lesioni genitali e il 41% lesioni mucosali (in un caso su due con una singola lesione). I prodromi sistemici includevano febbre (62%), letargia (41%), mialgia (31%) e mal di testa (27%); nel 56% dei casi era presente linfoadenopatia. La maggior parte dei casi era lieve e autolimitante e non sono stati registrati decessi.

Il 23 luglio l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’epidemia di vaiolo delle scimmie un’Emergenza di Salute Pubblica di interesse internazionale. La decisione è giustificata dal fatto che sono stati registrati casi (più di 17.000 quelli ufficiali) in oltre 70 paesi, la maggior parte dei quali in paesi non endemici e molti senza chiare correlazioni epidemiologiche. Lo sforzo è teso a contenere la diffusione del virus, il che dovrebbe essere più facile che con SARS-CoV-2 in quanto il contagio avviene attraverso uno stretto contatto fisico e dopo la comparsa dei sintomi. D’altra parte, il fatto che il paziente possa rimanere contagioso fino alla scomparsa del rash, che può durare anche 4 settimane potrebbe creare non pochi problemi con l’autoisolamento. La vera minaccia è comunque rappresentata dal fatto che il virus del vaiolo delle scimmie potrebbe trovare un reservoir animale fuori dall’Africa, dove già esiste, rendendo l’eradicazione dell’infezione quasi impossibile.

Gli autori della ricerca pubblicata sul NEJM lanciano due messaggi importanti. Il primo è che non si devono sottovalutare lesioni sospette. Le lesioni genitali solitarie e le lesioni ai palmi e alle piante possono portare alla diagnosi errata di sifilide o altre STI ritardando l’individuazione del caso. “Raccomandiamo di prendere in considerazione il vaiolo delle scimmie – scrivono – nelle persone a rischio che presentano sintomi di STI tradizionali”. Il secondo è che va evitato lo stigma. “Anche se l’epidemia corrente sta colpendo in modo sproporzionato gli uomini gay o bisessuali o altri uomini che fanno sesso con uomini, il vaiolo delle scimmie non è una “malattia gay” più di quanto non sia una “malattia africana”. Può colpire chiunque – ammoniscono – Abbiamo identificato nove uomini eterosessuali con il vaiolo delle scimmie. Esortiamo alla vigilanza quando si esaminano rash acuti inusuali, specialmente quando il rash si combina a sintomi sistemici, per evitare la mancata diagnosi nelle persone eterosessuali”. Il rash caratteristico si manifesta come papule, vescicole o pustole che diventano solide, radicate e ombelicate nel tempo; a volte queste lesioni provocano dolore.