Uomini e donne non reagiscono con le stesse tempistiche alla diagnosi di cancro

  • Elena Riboldi
  • Uniflash
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Diversi studi condotti sui cancer survivor mostrano che le donne sono maggiormente colpite da distress psicologico rispetto agli uomini. Una ricerca dell’Ente Ospedaliero Ospedali Galliera di Genova suggerisce che in realtà la questione è più complessa: nei due generi il picco di stress è raggiunto in momenti diversi della malattia. Poiché questo influisce sulle abilità di coping dei pazienti, tenere conto delle diverse traiettorie di distress potrebbe migliorare l’assistenza psicologica.

Lo studio ha arruolato 305 cancer survivor (199 donne e 106 uomini) che sono stati invitati a partecipare a un colloquio di 20-30 minuti con uno psiconcologo/psicoterapeuta prima della visita medica di follow-up. Durante questa seduta lo specialista ha valutato sia il livello di distress, usando il termometro del distress psicologico (basato su una scala analogica visiva), sia il livello di fatigue, utilizzando sistema di valutazione dei sintomi di Edmonton rivisto (ESAS-r), uno strumento validato molto utilizzato in oncologia.

Durante il follow-up, che mediamente era di circa 16 mesi, i partecipanti allo studio hanno effettuato in media 1,9±1,2 visite a testa, con un intervallo medio tra due visite di 10,5±7,9 mesi. Alla baseline il livello di distress era significativamente più alto nelle donne e nei giovani che negli uomini e nei soggetti anziani. I pensionati erano meno stressati e avevano un’incidenza più bassa di fatigue severa rispetto agli occupati. Le donne con tumore della mammella avevano un livello di distress più alto delle donne colpite da altri tipi di tumore. Non c’era associazione tra distress e istruzione, stadio del tumore, linea di trattamento o trattamento attivo in corso. Per quanto riguarda la fatigue, non c’era nessuna associazione con età, stato civile, sede tumorale, linea di trattamento o trattamento attivo in corso e neppure tra fatigue e sesso.

Quando si andava a valutare l’andamento nel tempo, il distress rimaneva stabile nelle donne, ma aumentava negli uomini. Gli autori dello studio, hanno calcolato che il livello di stress aumentava di 0,29 punti (95%CI 0,09-0,50) ogni 6 mesi negli uomini e 0,03 punti (95%CI da -0,09 a 0,15) nelle donne. La differenza di genere era più accentuata tra gli anziani per via di problemi fisici crescenti. Il livello di fatigue invece non cambiava nel tempo e non mostrava differenze di genere.

Secondo gli autori della ricerca il fatto che il livello di distress alla baseline sia maggiore nelle donne potrebbe dipendere da due fattori complementari: una maggiore capacità di riconoscere ed esprimere le emozioni e una maggiore attenzione al disagio psicologico nei confronti delle donne con tumore. “Noi ipotizziamo che gli uomini siano meno bravi ad usare le espressioni emotive come strategia di coping – scrivono gli autori della ricerca sulla rivista Journal of Cancer Survivorship, individuando negli stereotipi di genere parte del problema – I nostri dati suggeriscono che gli uomini hanno una difficoltà maggiore delle donne nel riconoscere la loro vulnerabilità e nel processare le emozioni, il che rende difficile adattarsi e porta a un aumento del distress nel corso della malattia”. Da qui l’importanza di promuovere l’espressione emotiva nel genere maschile e di dedicare sufficiente attenzione allo screening per il distress nella visita iniziale. “Lo screening può essere molto utile perché aiuta il paziente a parlare della diagnosi e dei trattamenti – sottolineano – fornisce un vocabolario per pensieri, sentimenti e difficoltà che i pazienti e gli operatori sanitari possono usare per comunicare quando parlano del protocollo di trattamento e di cosa aspettarsi in termini di qualità della vita”.