Una nuova tripla combinazione per il melanoma con mutazione di BRAF


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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L’aggiunta dell’inibitore di PD-1 pembrolizumab alla terapia a bersaglio molecolare dabrafenib+trametinib ha portato a risultati promettenti in termini di sopravvivenza libera da progressione e durata della risposta in pazienti con melanoma in stadio avanzato con mutazione BRAFV600E/K e mai trattati in precedenza. Sono questi i risultati di uno studio di fase 2 recentemente pubblicato sulla rivista Nature Medicine da Paolo Antonio Ascierto, dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “G. Pascale” di Napoli, assieme a un gruppo di ricerca internazionale.

“La terapia standard per il melanoma in stadio avanzato include immunoterapie con un anticorpo anti-PD-1 (nivolumab o pembrolizumab), da solo o in combinazione con una terapia anti-CTLA-4 (nivolumab+ipilimumab)” spiegano i ricercatori, ricordando che per i tumori con mutazione BRAFV600 sono disponibili anche terapie bersaglio con una combinazione di inibitori di BRAF e di MEK. Per cercare di superare i problemi legati alle diverse opzioni terapeutiche come per esempio l’insorgenza di resistenza con le terapie a bersaglio molecolare e poiché alcuni studi suggeriscono inoltre che la combinazione di inibitore di PD-1 e inibitore di BRAF possa portare benefici in questi pazienti, gli autori hanno coinvolto nel loro studio pazienti sottoposti a trattamento con l’inibitore di BRAF dabrafenib e l’inibitore di MEK trametinib in combinazione con pembrolizumab (terapia tripla; n=60) o placebo (terapia doppia; n=60).

L’analisi, pur non avendo raggiunto il beneficio pianificato per un miglioramento statisticamente significativo, ha mostrato risultati in favore della terapia tripla per quanto riguarda la sopravvivenza libera da progressione (16 mesi rispetto a 10,3 mesi; hazard ratio: 0,66; P=0,043). La durata mediana della risposta è stata di 18,7 e 12,5 mesi, rispettivamente, mentre gli eventi avversi di grado 3-5 legati al trattamento si sono presentati nel 58,3% dei pazienti del gruppo terapia tripla rispetto al 26,7% di quelli del gruppo terapia doppia. “In futuro potrebbe essere interessante verificare se un regime intermittente possa migliorare la tollerabilità del trattamento” spiegano Ascierto e colleghi, che poi concludono: “I dati ottenuti suggeriscono comunque che vale la pena proseguire gli studi su questa combinazione”.