Una dieta sana in mezza età non riduce il rischio di demenza


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Messaggi chiave

  • Valutazioni ripetute della qualità della dieta nella mezza età non mettono in luce alcuna associazione con il rischio di sviluppare demenza negli anni successivi.

Descrizione dello studio

  • Lo studio di coorte basato sulla popolazione è stato iniziato nel 1985-1988, ha previsto valutazioni delle assunzioni alimentari nel 1991-1993, 1997-1999 e 2002-2004 e un follow-up per demenza incidente fino alla fine di marzo 2017.
  • Utilizzando questionari di frequenza alimentare è stato definito il valore dell’Alternate Healthy Eating Index (AHEI), un punteggio di qualità della dieta basato su 11 componenti (punteggi da 0 a 110), nel quale i punteggi più alti indicano una più elevata qualità della dieta.
  • L’esito primario era la demenza incidente, accertata attraverso le cartelle cliniche elettroniche.
  • Fonte di finanziamento: tra gli altri UK Medical Research Council; British Heart Foundation; British Health and Safety Executive; British Department of Health.

Risultati principali

  • Tra gli 8.225 partecipanti senza demenza all’inizio dello studio (età media 50,2 anni ; 69,1% uomini) si sono registrati 344 casi di demenza nel corso di un follow-up di 24,8 anni.
  • Non sono emerse differenze significative nel tasso di demenza nei terzili di punteggio AHEI nelle valutazioni 1991-1993, 1997-1999 (follow-up mediano di 19,1 anni) e 2002-2004 (follow-up mediano 13,5 anni).
  • Rispetto a un tasso di incidenza di demenza di 1,76 per 1.000 anni-persona nel terzile AHEI più basso nel 1991-1993, la differenza assoluta tra i tassi nel terzile intermedio è stato 0,03 per 1.000 anni-personae nel terzile migliore è stato 0,04 per 1.000 anni-persona.
  • Rispetto al peggiore terzile AHEI nel 1997-1999 (tasso di incidenza per demenza 2,06 per 1.000 anni-persona), la differenza assoluta tra i tassi per il terzile intermedio è stata 0,14 per 1.000 anni-persona, mentre per il terzile migliore è stata 0,14 per 1.000 anni-persona.
  • Rispetto al peggiore terzile AHEI nel in 2002-2004 (tasso di incidenza per demenza 3,12 per 1.000 anni-persona), la differenza assoluta tra i tassi per il terzile intermedio è stata -0,61 per 1.000 anni-persona, mentre per il terzile migliore è stata -0,73 per 1.000 anni-persona.
  • Nell’analisi a variabili multiple, gli hazard ratios (HR) aggiustati per demenza per ciascun aumento di 1 deviazione standard (10 punti) nel punteggio AHEI non sono risultati significativi in base alle misurazioni del 1991-1993 (HR aggiustato 0,97), del 1997-1999 (HR aggiustato 0,97) o del 2002-2004 (HR aggiustato 0,87).

Limiti dello studio

  • L’identificazione dei casi di demenza attraverso i registri elettronici potrebbe non riuscire a identificare i casi più lievi.
  • La valutazione della dieta attraverso un questionario di frequenza alimentare è soggetto a numerosi errori di misurazione.
  • Il questionario AHEI si basa sull’assunzione di un numero limitato di alimenti.
  • Non è possibile escludere la presenza di fattori confondenti residui.

Perché è importante

  • Secondo le stime, i casi di demenza (47 milioni nel 2015) sono destinati a triplicare entro i prossimi 30 anni.
  • In assenza di una cura, la prevenzione è fondamentale.
  • Alcuni studi hanno suggerito un potenziale ruolo dell’alimentazione nella prevenzione della demenza, ma spesso il follow up è stato troppo breve per giungere a conclusioni convincenti.