Un update delle mutazioni germinali nel melanoma cutaneo in Italia

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Elena Riboldi (Agenzia Zoe)

 

Uno studio che ha coinvolto i centri dell’Intergruppo Italiano Melanoma (IMI) aggiorna le attuali conoscenze sullo status mutazionale germinale predittivo di melanoma cutaneo (CM) in Italia, ponendo così le basi per una possibile revisione nazionale dei criteri di eleggibilità per i test genetici nei soggetti ad alto rischio.

L’eleggibilità per i test e la scelta del pannello genetico si basa su un punteggio clinico che prende in considerazione sia l’incidenza del melanoma cutaneo sia la presenza di tumori associati al CM nel contesto delle cosiddette sindromi melanoma-dominate o melanoma-subordinate. “In realtà, i punteggi internazionali presentano dei problemi che ne prevengono l’applicabilità universale – scrivono gli autori della ricerca, pubblicata sulla rivista ESMO Open – Per esempio, alcuni punteggi sono stati validati in Paesi con un’incidenza di CM non paragonabile con quella del sud Europa. Altri punteggi poi hanno un focus sul gene CDKN2 o non considerano i tumori associati al melanoma diversi dal carcinoma pancreatico”.

Per delineare la realtà nazionale, gli autori dello studio hanno reclutato 1.044 familiari e sequenziato 940 casi indice di melanoma cutaneo utilizzando un pannello multigenico, che comprendeva i geni: CDKN2A, CDK4, BAP1, POT1, ACD, TERF2IP, MITF e ATM. Sono andati quindi a valutare il tasso di riconoscimento e le variabili ad esso associate.

Complessivamente il tasso di riconoscimento utilizzando il pannello multigenico era quasi doppio rispetto a quello che si avrebbe avuto con la sola analisi di CDKN2A (9,47% contro 5,53%). Il tasso andava da 5,14% nei casi sporadici di melanoma multiplo (spoMPM) con due melanomi cutanei a 13,9% nei casi familiari con almeno 3 membri colpiti da melanoma. I fattori che predicevano lo status germinale erano 3 o più CM nei casi di spoMPM, un concomitante cancro del pancreas e la regione di origine del paziente. Il tasso di rilevamento era 19% quando il CM e il cancro pancratico clusterizzavano.  I pazienti con più di 60 anni erano quelli con il tasso di rilevamento più basso, in particolare per CDKN2A.

“I nostri dati suggeriscono che quando il primo melanoma insorge dopo i 60 anni, specialmente nei melanomi multipli sporadici con solo due CM e nelle famiglie con solo due membri coinvolti, la probabilità di una sottostante variante patogenetica o probabilmente patogenetica in un gene di rischio per il melanoma è estremamente bassa – concludono gli autori – Di conseguenza in questi casi, prima di una valutazione genetica, i  medici dovrebbero considerare fattori di rischio più comuni, come il fototipo, l’esposizione ai raggi UV e segni di danno attinico”.