Un semplice test immunoistochimico migliora la prognosi


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Aggiungendo l’indice di proliferazione Ki67 tra i parametri considerati nel sistema di stadiazione dell’American Joint Committee on Cancer (AJCC 2018) per il tumore della mammella si ottengono migliori informazioni prognostiche. È quanto suggerisce uno studio pubblicato sul British Journal of Cancer da un gruppo di ricercatori dell’Università di Torino. Un test a basso costo potrebbe quindi consentire di ottenere informazioni per la corretta classificazione delle pazienti che sarebbero teoricamente appannaggio  di costosi test genomici.

Il sistema di stadiazione AJCC 2018 si basa sia sullo stadio anatomico sia su uno stadio prognostico che tiene conto delle caratteristiche biologiche del tumore. Nelle pazienti con tumore T1/T2/N0, ER+/HER2- si raccomanda la valutazione molecolare. “Oggi, in molti paesi europei, inclusa l’Italia, nessuno dei test molecolari [raccomandati] è rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale e questo ostacola l’applicazione delle raccomandazioni dell’AJCC 2018 nella pratica clinica di routine - spiegano gli autori - Dato che molti dei geni valutati in quei test molecolari sono collegati alla proliferazione cellulare, abbiamo ipotizzato che un marcatore di proliferazione come Ki67 potesse parzialmente sostituire l’informazione ottenuta mediante profilazione genomica”. I ricercatori hanno quindi creato un protocollo di stadiazione prognostica (Ki67-PS) in cui un valore Ki67

Secondo il sistema AJCC 2018, 521 delle 686 pazienti con tumore della mammella ER+/HER2- analizzate retrospettivamente sarebbero state candidate alla valutazione molecolare. Usando il Ki67-PS, 58 delle 163 pazienti assegnate allo stadio IB sono state riclassificate come stadio IA. Da notare che gli esiti di questi casi erano sovrapponibili a quelli in cui la lesione era stata classificata come stadio IA usando il protocollo di stadiazione prognostica dell’AJCC. Il marcatore Ki67 permetterebbe perciò di identificare un sottogruppo di pazienti con tumore luminali con una buona prognosi in cui è possibile prendere in considerazione trattamenti meno aggressivi.