Un po’ di caffeina non fa male alla futura mamma

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • Le donne che consumano quantità basse o moderate di bevande contenenti caffeina nel secondo trimestre della gravidanza hanno un rischio più basso di diabete gestazionale rispetto alle donne che non ne consumano.
  • L’assunzione di caffeina entro i limiti suggeriti dalle linee guida non si associa a un aumentato rischio di preeclampsia o ipertensione.
  • Dato che non c’è una dose di caffeina ritenuta sicura per il feto, non è raccomandabile iniziare ad assumere caffeina al solo scopo di ridurre il rischio di diabete gestazionale.

 

Buone notizie per le gestanti che non riescono a rinunciare a una tazzina di caffè o che bevono un bicchiere di Coca Cola, magari per contrastare la nausea gravidica: uno studio condotto su oltre 2.500 donne mostra che un consumo limitato di caffeina in gravidanza non ha effetti negativi sulla salute materna. Assumere meno di 200 mg di caffeina al giorno non aumenta il rischio di ipertensione o preeclampsia e riduce quello di diabete gestazionale. La notizia è rassicurante, tuttavia non va considerata un invito a consumare bevande caffeinate: oltre alla salute materna occorre infatti tutelare quella della prole.

Le linee guida raccomandano alle donne gravide di limitare il consumo di caffeina a 200 mg al giorno in quanto dosi più alte sono state associate ad aborto spontaneo e restrizione della crescita fetale. I dati riguardanti l’associazione tra assunzione di caffeina e complicanze cardiometaboliche della gestante sono ancora limitati. Per questo, alcuni ricercatori dell’Università della Pennsylvania e dei National Institutes of Health hanno condotto un’analisi secondaria di uno studio prospettico incentrato sulla crescita fetale (NICHD Fetal Growth Studies-Singleton Cohort), condotto tra il 2009 e il 2013 in 12 centri degli Stati Uniti. L’analisi, pubblicata sulla rivista JAMA Network Open, ha incluso 2.583 donne. L’assunzione giornaliera di caffeina è stata stimata in base al consumo riferito di caffè, tè, bibite ed energy drink. Le diagnosi di diabete gestazionale, preeclampsia e ipertensione, i valori di pressione sanguigna e i livelli di glicemia sono stati ricavati dalle cartelle mediche.

Le partecipanti avevano in media 28,1±5,5 anni ed erano rappresentative dei principali gruppi etnici americani. Tra la 10a e la 13a settimana di gestazione, il 41,5% delle gestanti affermava di non consumare bevande contenenti caffeina, il 51% ne consumava una quantità tale da assumere 1-100 mg di caffeina al giorno, il 6,7% abbastanza da assumerne 101-200 mg e lo 0,8% più di 200 mg. Tra la 16a e la 22a settimana di gestazione, le percentuali erano, rispettivamente, 23,6%, 68,3%, 7,3% e 0,8%. Un’assunzione moderata di caffeina nel secondo trimestre sia associava a un ridotto rischio di diabete gestazionale (RR 0,53 [95%CI 0,35-0,80]), a livelli più bassi di proteina C reattiva e a profili lipidici favorevoli. I livelli plasmatici di caffeina e paraxantina alla 10a-13a settimana erano inversamente proporzionali a quelli del glucosio. Non è emersa nessuna associazione tra assunzione di caffeina e preeclampsia o ipertensione gravidica.

“Questi risultati basati su informazioni autoriferite e biomarcatori dovrebbero essere rassicuranti per le donne gravide che consumano quantità moderate di caffeina, ma la trasposizione in raccomandazioni per la salute pubblica andrebbe fatta nel contesto dei dati pubblicati che riguardano gli esiti della prole. Revisioni sistematiche recenti hanno concluso che non esiste un livello sicuro di assunzione di caffeina in gravidanza sulla base dell’impatto sugli esiti fetali – sottolineano gli autori, affermando che in studi precedenti hanno riscontrato misure antropometriche neonatali inferiori alla norma anche per livelli di caffeina inferiori a 200 mg/die – Di conseguenza, non sarebbe prudente per le donne che normalmente non bevono bevande caffeinate iniziarne il consumo allo scopo di ridurre il rischio di diabete gestazionale e migliorare il metabolismo del glucosio”.