Un nuovo criterio per comprendere l’effetto dell’immunoterapia

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Cristina Ferrario (Agenzia Zoe)

Per capire se un paziente con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) sta davvero traendo beneficio dall’immunoterapia con inibitori dei check point immunitari (ICI) può essere utile prendere in considerazione la velocità di crescita del tumore stesso.

È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Therapeutic Advances in Medical Oncology dai ricercatori guidati da Filippo Dall’Olio, della Divisione di Oncologia Medica dell’IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, primo nome dell’articolo.

“La terapia con ICI ha senza dubbio rivoluzionato il modo di trattare i tumori del polmone, ma ancora oggi solo una piccola percentuale di pazienti sembra realmente beneficiare di tali terapie quando si valutano le risposte in base ai criteri RECIST” esordiscono i ricercatori, spiegando che però questi criteri sono stati stabiliti per valutare la risposta alla chemioterapia.

“Il trattamento con ICI genera un pattern di risposta differente, per esempio una pseudo-progressione iniziale, e inoltre alcuni pazienti che in base ai criteri RECIST sono classificati in progressione (PD), sembrano comunque trarre beneficio dalla terapia con ICI, giustificando così la possibilità di continuare il trattamento nonostante la progressione radiologica” aggiungono Dall’Olio e colleghi.

Da qui l’idea di valutare la velocità di crescita del tumore (tumour growth rate, TGR) come indicatore della risposta al trattamento con ICI. Nello studio sono stati coinvolti 61 pazienti trattati con ICI e 33 trattati con chemioterapia, tutti sottoposti a tre valutazioni con tomografia computerizzata (CT) per valutare il volume del tumore: la prima (CT-1) 8-12 settimane prima dell’inizio della ICI, la seconda al basale (CT0, inizio del trattamento con ICI) e la terza corrispondente alla prima valutazione dopo inizio della terapia con ICI (CT+1).

“Abbiamo poi calcolato la percentuale di incremento del tumore prima (TGR1) e dopo l’immunoterapia (TGR2)” continuano i ricercatori. Dopo il confronto tra le velocità di crescita pre e post ICI, i pazienti sono stati suddivisi in tre gruppi: malattia stabile se non si osservava progressione radiografica, LvPD se TGR2 < TGR1 e HvPD se TGR2 ⩾ TGR1.

E a conti fatti la sopravvivenza generale (OS) mediana cambiava a seconda del gruppo identificato sulla base alla velocità di crescita del tumore, con valori pari a 4,4 mesi nel gruppo HvPD (riferimento); 7,1 nel gruppo LvPD (p=0,018) e 20,9 mesi nel gruppo con controllo di malattia (p<0,001).

“Queste differenze sono legate nello specifico all’utilizzo di immunoterapia e non sono visibili nel gruppo trattato con chemioterapia” specificano Dall’Olio e colleghi che poi concludono: “In presenza di PD, una diminuzione nella velocità di crescita del tumore potrebbe comunque indicare un beneficio clinico nei pazienti trattati con immunoterapia. Questo parametro sembra essere uno strumento valido per aiutare i medici nelle difficili decisioni terapeutiche sul proseguire la terapia con ICI anche in caso di progressione di malattia”.