Un metodo comune per il calcolo degli intervalli QTc può portare a decisioni sulla chemioterapia non accurate

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Secondo uno studio pubblicato su JAMA Oncology, una formula comunemente utilizzata, che sovrastima il rischio di un evento avverso cardiaco, può portare a decisioni sulla chemioterapia non appropriate.

Molti farmaci oncologici comportano un rischio di prolungamento dell’intervallo QT, che predispone i pazienti ad aritmie cardiache fatali. A causa di questo rischio, i pazienti oncologici vengono spesso sottoposti a monitoraggio con ECG, con particolare attenzione all’intervallo QT.

L’idea è di individuare precocemente eventuali prolungamenti in modo da poter modificare i dosaggi dei farmaci per prevenire le aritmie.

Per il calcolo degli intervalli QT corretti per la frequenza cardiaca (QTc) vengono comunemente utilizzate 3 formule matematiche diverse.

Ora, il primo studio a esaminare in che modo queste formule influenzano le decisioni terapeutiche per i pazienti oncologici ha sollevato timori.

Dopo aver esaminato quasi 20.000 ECG di pazienti oncologici, gli sperimentatori affermano che è ora che gli oncologi scelgano 1 formula per calcolare gli intervalli QT corretti e non la cambino.

Sono giunti alla loro conclusione dopo aver scoperto che 1 formula comunemente utilizzata, la formula di Bazett, probabilmente sovrastima l’incidenza di prolungamento dell’intervallo QT e potrebbe provocare cambiamenti non appropriati della chemioterapia.

I ricercatori hanno stabilito che la formula di Bazett è associata a una triplicazione dei prolungamenti del QT di grado 3 rispetto alle formule di Fridericia e di Framingham, anch’esse comunemente utilizzate per monitorare gli ECG.

Senza “linee guida chiare su come calcolare correttamente il QTc, le decisioni cliniche basate su valori del prolungamento del QTc possono variare ampiamente” a seconda della formula utilizzata.

Questo potrebbe “influire negativamente sugli esiti dei pazienti”, avvertono i ricercatori. Sospettano che “è probabile che nella pratica oncologica di routine si verifichino” sospensioni temporanee non appropriate della chemioterapia in seguito all’uso della formula di Bazett.

Il “primo passo essenziale per risolvere” il problema “è standardizzare la prassi per il monitoraggio del QTc in oncologia”, suggeriscono.

I ricercatori hanno calcolato e poi confrontato gli intervalli QTc utilizzando le formule di Bazett, Fridericia e Framingham di 19.955 ECG ottenuti da 6.881 pazienti adulti trattati presso l’Ospedale oncologico dell’University of North Carolina dal 2010 al 2020.

I valori QTc mediani calcolati con la formula di Bazett sono risultati superiori di 26,4 millisecondi rispetto alla formula di Fridericia e superiori di 27,8 millisecondi rispetto alla formula di Framingham.

Le differenze sono “notevolmente superiori rispetto alle differenze medie riportate nelle popolazioni non oncologiche”, osserva il team.

Il 9% dei pazienti presentava un prolungamento del QTc di grado 3, definito come un QTc superiore a 500 millisecondi, con la formula Bazett, rispetto a solo l’1,8% con la formula di Framingham e al 2,8% con la formula di Fridericia.

Su 1.786 ECG classificati di grado 3 con la formula di Bazett, l’81% risultava di grado 2 o inferiore con la formula di Fridericia o di Framingham.

Tra i 2.340 ECG di 421 pazienti che avevano ricevuto chemioterapia nota per prolungare l’intervallo QT, il 12,5% presentava QTc di grado 3 secondo la formula di Bazett, rispetto a solo il 2,7% con la formula di Framingham e al 4,5% con la formula di Fridericia.

“Pur riconoscendo che non esiste un criterio standard in base al quale verificare se la formula di Bazett stia correggendo “correttamente” il QT per la frequenza cardiaca, i nostri risultati indicano che esiste un rischio decisamente alto di sovrastimare il QTc usando la formula di Bazett nei pazienti oncologici”, affermano gli sperimentatori.

Il team ha inoltre esaminato 496 ECG di 142 pazienti per valutare l’impatto della formula selezionata sulle decisioni relative alla chemioterapia.

Il risultato di un prolungamento del QT ha portato alla sospensione temporanea, alla riduzione o all’interruzione permanente della chemioterapia e/o dei farmaci concomitanti che prolungano il QT in 28 casi; 5 cambiamenti (17,9%) sono risultati non appropriati secondo le formule di Fridericia o di Framingham.

“Sospettiamo che questo studio abbia sottostimato il numero effettivo di cambiamenti clinici, compresi cambiamenti non appropriati, perché probabilmente alcuni non sono stati documentati nelle cartelle cliniche”, affermano gli sperimentatori.

Inoltre, solo nel 6% dei casi era indicata la formula utilizzata per il calcolo del QTc nelle decisioni.

Tre formule usate comunemente

Sebbene sia già noto che la formula di Bazett sovrastima il QTc rispetto alle formule di Fridericia e di Framingham, spesso è la formula predefinita utilizzata dal software dell’ECG per calcolare il QTc, cosa che, sospettano gli sperimentatori, molti oncologi non sanno.

Inoltre, sebbene le etichette dei farmaci e gli schemi per la segnalazione degli eventi avversi spesso richiedano il monitoraggio del QTc in oncologia, generalmente non raccomandano 1 formula rispetto a un’altra.

“In assenza di un tale standard, la formula migliore è quella che... riduce al minimo gli eventi avversi e gli interventi non appropriati”, affermano gli autori di un editoriale di accompagnamento, il Dott. Benjamin Starobin e il Dott. Kevin Kwaku, PhD.

Lo studio è stato finanziato dai National Institutes of Health.

Una versione di questo articolo è apparsa per la prima volta su Medscape.com, parte di Medscape Professional Network.