Un manuale per la gestione digitale della cronicità

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

di Fabio Turone (Agenzia Zoe)

Da tempo si fa un gran parlare di innovazione in sanità, e in particolare di telemedicina, ma ancora non è molto chiaro quali effetti concreti per la salute degli assistiti, e a quale costo in termini di riorganizzazione del lavoro, sia lecito attendersi, quando i cospicui investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza saranno andati finalmente a regime.

Alcuni importanti elementi di chiarezza sono emersi nei giorni scorsi a Roma, nel corso della presentazione del "manuale operativo" predisposto da AGENAS  (“Logiche e strumenti gestionali e digitali per la presa in carico della cronicità: manuale operativo e buone pratiche per ispirare e supportare l’implementazione del PNRR”).

Innanzitutto la mappatura delle esperienze attivate a livello regionale tra il 2018 e il 2021, anno in cui la telemedicina è entrata ufficialmente a far parte delle prestazioni del Sistema Sanitario Nazionale, segnala 369 esperienze nello Stivale, con la messa in opera di 669 diversi servizi di telemedicina: la visita a distanza è il servizio più diffuso (160 progetti) seguito dal monitoraggio (135), da teleconsulto medico (129), teleassistenza (58), teleconsulenza (53), riabilitazione a distanza (19). Appare chiaro che la diversa terminologia adottata in questa classificazione preliminare ha comportato in molti casi una tipologia di assistenza simile. Secondo questi dati, raccolti dal ministero della Salute, le regioni più attive sono state finora Lombardia, Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna.

Finora solo per un terzo di queste esperienze è stata valutata l’efficacia clinica, in particolare in termini di effetti sulla qualità della vita degli assistiti, di numero e durata di ospedalizzazioni, riospedalizzazioni e accessi al Pronto Soccorso, sul numero di visite ambulatoriali e accessi al domicilio di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, ma anche su parametri clinici specifici per patologia, sulla morbilità e sullo stato di ansia e depressione.

Ovviamente la platea interessata è in particolare quella dei malati cronici, con in prima fila gli anziani. Secondo i dati più recenti dell'Istituto Superiore di Sanità, su una popolazione maggiorenne residente in Italia di quasi 51 milioni di persone, sono oltre 14 milioni quelle che convivono con almeno una patologia cronica, e che 8,4 milioni di loro abbiano superato i 65 anni.

In generale, le donne sono meno esposte degli uomini ai danni di sovrappeso e obesità, e a quelli associati al consumo di tabacco e alcolici. Superata la soglia dei 65 anni, più della metà delle persone convive con una o più patologie croniche. Tra chi supera gli 85 anni, hanno una malattia cronica tre assistiti su quattro, e la metà di loro ne ha due o più.

Prima dei 55 anni la cronicità riguarda soprattutto l’apparato respiratorio, ma con l’avanzare dell'età crescono cardiopatie e diabete, che raggiungono prevalenze intorno al 30% e al 20% verso gli 80 anni. La prevalenza dei tumori raggiunge il suo valore massimo (circa 15%) intorno agli 80 anni. L'ipertensione arteriosa, relativamente poco frequente prima dei 40 anni (10% della popolazione) aumenta rapidamente con l'età fino a colpire circa due ottantenni su tre (65%).

È quindi chiaro che con il progressivo invecchiamento della popolazione l'adozione di nuove tecnologie validate avrà un ruolo cruciale: il manuale operativo predisposto dall'Agenas chiarisce che rispetto alla situazione attuale, in cui il fascicolo sanitario elettronico ha la sola funzione di archiviare documenti con un utilizzo molto basso da parte di cittadini e operatori sanitari (fra l'altro senza che sia previsto un dialogo tra i fascicoli delle diverse Regioni), la situazione dovrà cambiare radicalmente, dando vita a quello che viene chiamato ecosistema di dati e servizi, che nelle speranze semplificherà la vita al cittadino e permetterà al professionista sanitario non solo di consultare la storia clinica di ogni assistito, ma anche di tenere d'occhio l'aderenza alle cure e svolgere attività di prevenzione primaria e secondaria.

Il tutto attraverso strumenti che prima, durante e dopo l'adozione dovranno essere sottoposti a validazione preliminare, poi a iniziative di informazione e formazione e infine di monitoraggio e assessment.