Umanistica o scientifica? La medicina è disciplina ambivalente

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Nicolò Romano (studente di medicina)

La medicina viene da molti considerata una materia scientifica e per buone ragioni, visto che si fonda sulla biologia e sulla chimica, riconosciute da tutti come scienze. Eppure sono molti i pareri secondo cui la medicina è una materia umanistica, centrata sull’uomo, in cui la cultura umanistica è fondamentale forse anche più di quella scientifica.

A me la distinzione tra materie scientifiche e umanistiche non convince troppo: mi pare molto astratta e applicabile con esiti ragionevoli solo in certi casi specifici. Nella pratica la scissione tra pensiero logico, intuizione e ostinazione appassionata porta a commistioni inclassificabili. Non nego che esistano differenze sostanziali tra due o più tipi di approcci ma più che una distinzione manichea, la vedo come un gradiente, una serie continua di sfumature.

Penso si possa condurre il discorso su due piani paralleli: quello dei metodi e quello dei fini. Probabilmente non è un modo esauriente di condurre il nostro ragionamento, ma secondo me può essere un inizio. Sul piano metodologico la medicina fa uso del metodo scientifico, del ragionamento deduttivo e inferenziale e delle conoscenze delle scienze di base come chimica, fisica e biologia quanto di quelle vicine alle scienze sociali come la psicologia. Sul piano dei fini, la medicina attinge a discipline più classicamente definite come umanistiche: filosofia, antropologia, giurisprudenza e linguistica.

Nella medicina vi è il chiaro fine di restituire al malato la propria salute ovvero, come definito dall’OMS, «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia». Già da qui si può intuire quanto le materie umanistiche entrino in gioco per poter definire cosa si intende per benessere sociale per esempio.

Come differisce il benessere sociale degli Himba, della Namibia, da quello dei londinesi? Come potremmo rispondere o porci questa domanda senza i mezzi dell’antropologia e della psicologia? Pensiamo a quanto la bioetica sia importante nel rapporto medico-paziente o nella progettazione di studi clinici. Quanto è importante la giurisprudenza per garantire a medici e pazienti i propri diritti e definire i limiti della liceità degli interventi terapeutici. Quanto è importante la linguistica non solo per gli studi neuroscientifici e per la logopedia, ma anche per gestire le delicate istanze rappresentative di minoranze di ogni tipo, si pensi ad esempio a questioni come la transizione di genere. Nei fini della medicina l’uomo è centrale, il suo benessere e la sua completa definizione e espressione sono il fulcro della pratica medica.

Ciò non toglie che la medicina sia, nei metodi, una disciplina scientifica. La biologia molecolare, la genetica, la biochimica sono alcuni esempi di scienze con una propria identità che formano l’ossatura della medicina. Lo stesso ragionamento diagnostico si avvale di deduzione, induzione e abduzione. Il medico deve anche essere armato di logica e rigore scientifico, tanto nella pratica terapeutica quanto nella ricerca in laboratorio. Comprendere a che punto di un processo insorga un problema che poi esita nella patologia osservata richiede una investigazione sistematica e sperimentazione.

Il confine tra questi aspetti è però spesso sfumato in medicina, che per me rimane una materia con due piani che si fondono più spesso di quanto si pensi. Non si conduce un'indagine diagnostica sperimentale su un paziente senza prima averne soppesato le conseguenze sul piano umano e sociale. La medicina non è solo una serie di regole, prescrizioni codificabili in input, processi ed output eseguibili in maniera algoritmica, sintattica, non basta riconoscere il male e scegliere la cura migliore. La cura medica è anche un processo “semantico”, in cui bisogna fare differenze e analogie basate sui contesti, che non sono quasi mai definibili in maniera strettamente scientifica o logica.

La medicina è dunque materia umanistica e al contempo scientifica, su piani diversi e in contesti diversi, ma senza una delle sue due nature non sarebbe ciò che è.