Ultramaratoneti: un modello non patologico per studiare il dolore e come affrontarlo


  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • L’indagine su oltre 200 atleti mostra che prevale in questa categoria l’attitudine a preferire strategie adattative positive, confermando studi precedenti condotti in ambito patologico.
  • Anche negli atleti un approccio maladattativo si associa invece a maggiore interferenza del dolore sull’attività e peggiore performance.    

Descrizione dello studio

  • Sono stati coinvolti nello studio 204 ultramaratoneti iscritti agli eventi di 2016 RacingThePlanet, circa 250 km in totale suddivisi in 6 fasi di circa 40 (prime 4 fasi), 80 e 8 km nel deserto Atacama in Cile, nel deserto del Gobi in Cina e in quello della Namibia.
  • Durante 5 giorni consecutivi sono stati raccolti dati sul livello di sforzo, l’entità del dolore, la sua interferenza con l’attività e le strategie adottate per affrontarlo, indicando su una scala 0-6:
    • quanto ignoravano il dolore, lo consideravano una sfida o non gli consentivano di disturbarli (adattamento);
    • quanto sentivano di non poterlo più sopportare, si sentivano sconfitti o spaventati dal dolore stesso o sentivano la necessità di fermarsi a causa del dolore (maladattamento).

 

Risultati principali

  • I maratoneti hanno mostrato livelli di adattamento superiori ai punteggi di maladattamento.
  • Al maladattamento si associava maggior tempo dedicato a pensare al dolore e maggiore interferenza del dolore sull’attività, questa però correlata anche all’adattamento.

Perché è importante

  • Attraverso le strategie di adattamento al dolore utilizzate dagli ultramaratoneti per portare a termine le loro imprese si possono individuare gli approcci migliori per affrontarlo anche nei pazienti con dolore cronico.