Tumori prostata, test su adroterapia per potenziare radio in casi a rischio


  • Adnkronos Salute
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Milano, 14 nov. (Adnkronos Salute) - Adroterapia con ioni di carbonio usata per 'potenziare' la radioterapia convenzionale con raggi X contro il tumore della prostata aggressivo, ad alto rischio di recidive locali. E' lo studio in corso al Centro nazionale di adroterapia oncologica (Cnao) di Pavia, in collaborazione l'Istituto europeo di oncologia (Ieo) e l'Istituto nazionale tumori (Int) di Milano. La sperimentazione - sostenuta da Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e coordinata da Roberto Orecchia, direttore scientifico Ieo, e dalla Radioterapia dell'Irccs fondato da Umberto Veronesi - arruolerà 65 pazienti. Gli interessati possono contattare la Direzione medica Cnao (telefono 0382-078321, email [email protected]), la Struttura complessa di Radioterapia oncologica 1 della Fondazione Irccs Int ([email protected]) o la Divisione di Radioterapia Ieo (02-5749037, [email protected]).

Generalmente - ricordano gli esperti - i pazienti con tumore della prostata aggressivo e senza metastasi sono sottoposti a intervento chirurgico per asportare l'organo malato e/o a radioterapia associata a terapia ormonale. Tuttavia il ritorno del cancro dopo 10 anni, misurato attraverso l'incremento del biomarcatore Psa (antigene prostatico specifico) avviene in circa il 45% dei casi. Quasi la metà. Poiché il tumore della prostata ad alta aggressività è poco sensibile alla radioterapia tradizionale, e numerosi studi hanno dimostrato che può essere trattato efficacemente anche con poche frazioni di radio ma a dose elevata, i ricercatori hanno deciso di combinare la radioterapia convenzionale con l'adroterapia a ioni carbonio per "elevare la dose tumoricida esclusivamente sulla massa tumorale, grazie alle potenzialità dell'adroterapia di risparmiare i tessuti sani".

I pazienti coinvolti nello studio verranno sottoposti a terapia ormonale per 3 mesi, seguita da un trattamento radiante sulla prostata con ioni di carbonio somministrato in 4 frazioni, e da una radioterapia convenzionale sulla pelvi. Un approccio "non invasivo", che "non prevede ospedalizzazione" bensì sedute ambulatoriali, compatibile con la prosecuzione della vita lavorativa e sociale. I criteri di inclusione nel trial sono la diagnosi di adenocarcinoma della prostata ad alto rischio, secondo linee guida Nccn (National Comprehensive Cancer Network); l'assenza di una precedente radioterapia pelvica e di patologie infiammatorie intestinale in fase attiva (per esempio malattia di Crohn o retto-colite ulcerosa); un buon flusso urinario.

"Somministrare la dose di ioni carbonio prima della terapia con fotoni X è vantaggioso - spiegano gli specialisti - perché permette una riossigenazione del tessuto tumorale, eliminando la componente più radioresistente e rendendolo più facilmente attaccabile dalla successiva radioterapia".

"Questo studio clinico si propone di verificare la fattibilità di un trattamento innovativo per la neoplasia della prostata, in classe di rischio per recidiva alta, dove un sovradosaggio con ioni carbonio sulla prostata ha lo scopo di aumentare l'efficacia del trattamento convenzionale con fotoni, ed è reso possibile dalle proprietà altamente conformanti delle particelle che distribuiscono la dose in modo selettivo al bersaglio tumorale - afferma Barbara Vischioni, radioterapista oncologa Cnao - L'obiettivo primario dello studio clinico è monitorare l'incidenza di tossicità acuta al retto e alla vescica legati al trattamento. Nondimeno, vista anche l'attenzione sempre più alta alla qualità di vita del paziente che effettua trattamenti di radioterapia, saranno raccolti dati relativi al controllo di malattia, ma anche agli effetti collaterali tardivi e all'impatto degli stessi sulla qualità di vita".

"Lo schema di radioterapia convenzionale con cui vengono trattati i pazienti con neoplasia prostatica ad alto rischio (ad alta aggressività) risulta avere un'efficacia limitata, dato che tali pazienti continuano ad avere una prognosi sfavorevole - osserva Barbara Alicja Jereczek-Fossa, direttore della Divisione di Radioterapia Ieo e professore di Radioterapia all'università degli Studi di Milano - In questo scenario, un trattamento a tecniche miste in cui è prevista anche l'introduzione dell'adroterapia con ioni di carbonio ha dato risultati molto promettenti. Le sfide che una tale innovazione introduce non sono poche, ma grazie alla forte collaborazione fra medici, fisici, bioingegneri e tecnici di radiologia dei tre centri coinvolti è possibile fornire un'accurata pianificazione della radioterapia volta a migliorare l'efficacia del nuovo schema di trattamento in termini di controllo clinico e biochimico di malattia".

"L'idea di sviluppare questo studio nasce da due evidenze scientifiche complementari - precisa Riccardo Valdagni, direttore Sc Radioterapia oncologica 1 e Programma Prostata Int - La prima è legata alle recenti esperienze di associazione di brachiterapia (che rilascia dosi molto elevate alla prostata) con radioterapia convenzionale a fasci esterni, che hanno portato a un significativo miglioramento dei risultati oncologici, anche se con un possibile aumento di effetti collaterali. La seconda deriva da dati preliminari di studi multi-istituzionali che segnalano che la terapia con ioni carbonio può essere considerata riproducibile, poco invasiva e altamente efficace per i tumori prostatici, in particolare per i pazienti a rischio elevato di ripresa di malattia. Questo protocollo innovativo offre ai pazienti un valore aggiunto molto particolare: è il frutto di un lavoro multidisciplinare sinergico tra centri oncologici con elevata competenza nell'ambito del carcinoma prostatico ad alto rischio", garanzia di "un percorso terapeutico e di monitoraggio omogeneo e condiviso tra le tre istituzioni".