Tumori, al via tavolo oncologi-medici famiglia per continuità cure

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Roma, 10 nov. (Adnkronos Salute) - Dare risposte ai malati di tumore modulandole sulle differenti esigenze di una patologia che, grazie ai progressi della medicina tende sempre di più a cronicizzarsi. Pazienti ai quali garantire continuità assistenziale dall’ospedale al territorio, affinché non si sentano abbandonati durante i percorsi di follow-up, guarigione o nella fase più delicata delle cure palliative. Una possibilità al centro del primo tavolo di confronto per la collaborazione fattiva tra specialisti ospedalieri e medici di famiglia. Parte da qui la seconda edizione del Cipomo day, dal titolo 'Il tempo della transizione', incontro organizzato il prossimo 12 novembre in versione virtuale dal Collegio italiano primari oncologi ospedalieri in collaborazione con la Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Il convegno si articola in 3 tavole rotonde, ognuna per macroarea nazionale (Nord, Centro, Sud) dalle quali emergerà un documento per ciascuna macro-area che rappresenterà la base per l’applicazione nella pratica clinica di quanto emerso

Quella della continuità delle cure tra ospedale e territorio, sottolinea una nota Cipomo, è una delle "sfide dell’oncologia che richiede una riorganizzazione assistenziale basata su una forte sinergia tra oncologi ospedalieri e medici di medicina generale. Un 'ponte' tra ospedale e territorio che deve avere fondamenta solide". Questa iniziativa rappresenta "un’occasione di confronto costruttivo tra specialisti oncologi e medici di medicina generale. L’obiettivo è far emergere da un lato le esigenze della medicina territoriale nell’affrontare le problematiche oncologiche sul territorio, dall’altro è individuare le modalità di integrazione con gli specialisti ospedalieri affinché venga facilitato il percorso di presa in carico del paziente".

"Si parla tanto di integrazione ospedale territorio – dichiara Luigi Cavanna, presidente del Cipomo – e, per perseguirla, sono preziose le occasioni di confronto costruttivo. Ecco perché con il Cipomo day abbiamo voluto dare vita ad un evento che ha proprio questo obiettivo". Ogni giorno in Italia oltre mille persone ricevono una diagnosi di tumore maligno e nel nostro Paese vivono oltre 3 milioni e 600 mila persone con tumore. "Pazienti estremamente eterogenei: già guarite o che stanno intraprendendo un percorso verso la guarigione. Pazienti in follow up e anche quanti invece devono combattere con un tumore metastatizzato, la cui guarigione diventa molto più difficile da raggiungere. Tutte persone con bisogni estremamente diversi che hanno come unico e solo punto di riferimento le oncologie delle strutture ospedaliere".

Questo approccio non è più sufficiente. "Dobbiamo capire come governare questo necessario percorso di ‘transizione territoriale’ – aggiunge Cavanna – come gestire il passaggio di consegne ospedale-territorio in maniera coordinata e di collaborazione continuativa tra specialista, medico di medicina generale e un domani l’oncologo che andrà sul territorio”. E i numeri del cancro confermano la necessità di questa sinergia. In Italia la mortalità per tumore nel 2021 è in riduzione, con una stima di 181.330 decessi nel 2021 (100.200 uomini e 81.100 donne), con un calo di 1.870 morti rispetto all’anno precedente. Anche i tassi di mortalità per tutti i tumori nel nostro Paese sono decisamente più bassi rispetto alla media europea, e nel corso degli ultimi 6 anni sono diminuiti del 9.7% negli uomini e dell’8% nelle donne"

"I numeri – conclude Cavanna – evidenziano come l’impegno degli oncologi italiani nella clinica e nella ricerca stia dando notevoli risultati e confermano la necessità di una unità di intenti con una collaborazione più estesa e stringente con colleghi di altre discipline e segnatamente con i colleghi di medicina generale. Collaborazione, conferma Filippo Anelli, presidente Fnomceo, è la parola chiave che si declina nella sinergia tra professionisti, nell’integrazione tra ospedale e territorio, nella continuità delle cure, per una presa in carico a tutto tondo della persona.