Tumori, 71% donne li previene con Ssn ma 'nodo' attese, costi e scelta medico


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Milano, 28 mar. (AdnKronos Salute) - Il 71% delle italiane si rivolge al Servizio sanitario nazionale per gli esami di prevenzione anticancro. Ma i tempi di attesa, i costi per i ticket e la mancata possibilità di decidere da quale medico farsi visitare sono elementi che finiscono spesso nella lista delle criticità rilevate. "Temi su cui riflettere", secondo i promotori di un incontro che si è svolto oggi a Milano sulla nuove sfide che possono rappresentare un terreno di collaborazione fra sanità pubblica e privata. Al centro dei lavori i dati dell'Osservatorio Prevenzione & Salute di UniSalute curato da Nomisma, che ha condotto una ricerca nazionale su 1.300 donne dai 30 ai 65 anni.

I risultati - presentati da Silvia Zucconi, responsabile Market intelligence di Nomisma - sono stati discussi alla presenza dell'amministratore delegato di UniSalute (Gruppo Unipol), Fiammetta Fabris, del food mentor e portavoce della Fondazione Umberto Veronesi, Marco Bianchi, e degli oncologi Antonio Maestri e Anna Miryam Perrone. L'indagine indica che in generale, indipendentemente dalla natura pubblica o privata del 'canale' scelto, l'87% delle italiane ha effettuato almeno un esame specialistico di prevenzione oncologica negli ultimi 2-3 anni. Nello specifico, almeno una volta negli ultimi 3 anni il 79% della popolazione target si è sottoposta a mammografia per la diagnosi precoce del tumore al seno (l'81% nel pubblico, il 68% dopo avere ricevuto la lettera di invito allo screening), e il 76% al Pap Test per la prevenzione del cancro al collo dell'utero (64% nel pubblico, 36% nel privato).

La soddisfazione complessiva appare "positiva", riporta Zucconi, pur "con differenze importanti rispetto alle modalità di fruizione dell'esame". Sul fronte tempi d'attesa, ad esempio, "per la mammografia oltre il 50% delle donne che si rivolgono a una struttura pubblica deve aspettare più di 2 mesi, mentre l'84% di quelle che si rivolgono al privato la effettuano in meno di un mese. Tempi più lunghi nel pubblico anche per l'ecografia al seno: il 61% esegue la prestazione dopo oltre 2 mesi, mentre il 77% la fa entro un mese nel privato". Di quest'ultimo piace anche un altra cosa: "Una donna su 4 dichiara di essersi rivolta a una struttura privata per la possibilità di scegliere un professionista di fiducia". Infine i costi: "In tutti gli esami specialistici approfonditi dall'Osservatorio, la percentuale di donne che ritiene il costo della prestazione adeguato al servizio offerto risulta minore tra quelle che si rivolgono a strutture pubbliche".

L'idea degli esperti è che non dovrebbe essere una 'gara', bensì l'occasione per un'alleanza. "Sanità pubblica e privata non devono essere viste in contrapposizione", dichiara Fabris presentando le attività di UniSalute, "prima assicurazione sanitaria in Italia per clienti gestiti (circa 8 milioni)". Secondo l'Ad, "l'offerta di prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale resta il perno fondamentale del nostro sistema sanitario anche per quanto riguarda la prevenzione, a cui si affianca quella privata che, anche alla luce dei mutamenti sociali ed economici che il Paese sta vivendo in questi anni, deve essere sempre più vista come supporto e integrazione. E il cui accesso dovrebbe essere supportato e facilitato - sostiene - per permettere a tutti cittadini di poter usufruire della più ampia offerta di prestazioni mediche a costi contenuti".

Secondo la fotografia scattata dall'Osservatorio Prevenzione & Salute, "oggi solo il 20% delle donne 30-65 dice di possedere una polizza malattia (individuale o aziendale) che copre le spese sanitarie, percentuale che scende al 7% se si considera chi dispone di polizze con copertura di spese per l'assistenza domiciliare". Tuttavia, "l'interesse a valutare di dedicare una somma mensile per avere una copertura sanitaria integrativa è alto: il 48% delle intervistate si dichiara interessata, soprattutto se il costo di adesione mensile è accessibile, se c'è la possibilità di coprire l'intero nucleo familiare e se si possono tagliare i tempi di attesa".

L'indagine Nomisma per UniSalute ha sondato anche l'opnione delle italiane che, dopo una diagnosi di cancro, hanno intrapreso un ciclo di terapie. In base a quanto rilevato, "l'86% delle pazienti ritiene che i tempi di attesa per il percorso post-diagnosi siano un aspetto da migliorare", al quale si unisce la segnalazione relativa al "rapporto medico e paziente (il 61% indica questo ambito come punto debole durante la fase di cura)". Durante il trattamento, poi, "il 38% ha dovuto far fronte a spese (il 13% le calcola in oltre 20 mila euro), comunque percepite come troppo elevate dal 48% delle donne con diagnosi di tumore". Infine, "durante il percorso di cura il 26% ha avuto necessità di assistenza domiciliare, ricorrendo prevalentemente al supporto dei familiari (62%)".