Tumore vescicale: la terapia di mantenimento con rucaparib ritarda la progressione in pazienti selezionati

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Conclusioni

  • La terapia di inibizione della poli (ADP-ribosio) polimerasi di mantenimento con rucaparib migliora la sopravvivenza libera da progressione (progression-free survival, PFS) dei pazienti affetti da carcinoma uroteliale metastatico positivi per i biomarcatori del deficit di riparazione del DNA (DNA repair deficiency, DRD).

Perché è importante

  • Il mantenimento del beneficio clinico ottenuto con la chemioterapia di prima linea è un’interessante strategia per migliorare gli esiti.
  • Solo una minoranza di pazienti sembra tuttavia ottenere benefici dall’immunoterapia; per questi pazienti rimane pertanto un’esigenza insoddisfatta di opzioni terapeutiche con bersagli molecolari.

Disegno dello studio

  • Un sottostudio in doppio cieco nell’ambito della sperimentazione di fase 2, multibraccio ATLANTIS, che ha incluso 40 pazienti affetti da carcinoma uroteliale metastatico positivi per i biomarcatori del DRD entro 10 settimane dalla chemioterapia e senza progressione del tumore, assegnati casualmente a terapia di mantenimento con rucaparib o a placebo.
  • Endpoint primario: PFS.
  • Finanziamento: Cancer Research UK.

Risultati principali

  • Il follow-up mediano è stato di 94,6 settimane.
  • La PFS mediana è risultata significativamente maggiore con rucaparib rispetto al placebo (35,3 vs. 15,1 settimane; aHR=0,53; IC 80%, 0,30–0,92; P unilaterale=0,07; statisticamente significativo secondo la soglia predefinita).
  • La sopravvivenza complessiva (overall survival, OS) mediana non è stata raggiunta nel gruppo di trattamento con rucaparib ed è stata di 72,3 settimane con il placebo, con un aHR di 1,22 (IC 80%, 0,62–2,38; P=0,35). 
  • Il tasso di interruzione del trattamento è stato del 26,3% con rucaparib rispetto al 5% con il placebo.
  • I pazienti nel gruppo trattato con rucaparib hanno evidenziato, rispetto al placebo, una maggiore incidenza di fatica (63,2% vs. 30,0%; P=0,03), nausea (36,9% vs. 5,0%; P=0,03), eruzioni cutanee (21,1% vs. 0%; P=0,04) e aumento dell’alanina aminotransferasi (57,9% vs. 10%; P=0,003).
  • Non sono stati riportati decessi correlati al trattamento.

Limiti

  • Studio di piccole dimensioni.