Tumore tiroideo papillare: raddoppiare il limite per la sorveglianza attiva sembra sicuro

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Un nuovo studio pubblicato su JAMA Oncology suggerisce che l’estensione dell’idoneità alla sorveglianza attiva del tumore tiroideo papillare a basso rischio sembra essere sicura.

I ricercatori hanno riscontrato che nel tumore tiroideo papillare a basso rischio raddoppiare a 2 cm i limiti per le dimensioni del tumore e quasi raddoppiare i limiti per la crescita del tumore non sembra provocare alcun aumento del rischio di esiti avversi o di mortalità per i pazienti sottoposti a sorveglianza attiva rispetto a trattamento chirurgico.

“I risultati di questa sperimentazione controllata, non randomizzata suggeriscono le basi per una strategia più permissiva nella gestione del tumore tiroideo, rafforzando le evidenze sulla sorveglianza attiva e ampliandone la potenziale applicabilità alla maggioranza dei tumori tiroidei diagnosticati”, concludono gli autori. “Estendendo i limiti per le dimensioni/la crescita [del tumore], questi risultati dello studio potrebbero ampliare la potenziale applicabilità della sorveglianza attiva e ridurre le probabilità di trattamento chirurgico prolungando il periodo di osservazione”.

“I parametri estesi sono piuttosto controversi”, afferma tuttavia il primo autore, il Dott. Allen S. Ho del Cedars-Sinai Medical Center, Los Angeles, California. Gli studi precedenti hanno esaminato solo limiti per le dimensioni del tumore fino a 1 cm e “i medici raramente raccomandano la sorveglianza attiva per tumori fino a 2 cm”, osserva il Dott. Ho.

I ricercatori riportano inoltre che la decisione finale tra sorveglianza attiva piuttosto che trattamento chirurgico può dipendere dal livello di ansia del paziente.

La possibilità di estendere i criteri per la sorveglianza attiva del tumore tiroideo arriva nel contesto attuale di timori in relazione al sovratrattamento. I progressi tecnologici hanno consentito un aumento dell’identificazione di tumori tiroidei piccoli, spesso indolenti, che possono probabilmente essere monitorati in modo sicuro con la sorveglianza attiva, ma che possono presentare problemi per i medici nel decidere se optare per il trattamento o l’attesa vigile.

I ricercatori hanno esaminato 222 pazienti (età mediana di 46,8 anni) con noduli di grado Bethesda 5–6 di 2 cm o più piccoli sottoposti a sorveglianza attiva (n=112) o a trattamento chirurgico immediato (n=110) tra il 2014 e il 2021.

Le dimensioni mediane dei tumori erano di 11 mm, con circa il 60% dei tumori di dimensioni maggiori (10,1–20 mm).

Le dimensioni mediane dei tumori nel gruppo sottoposto a sorveglianza attiva erano inferiori a quelle dei tumori nel gruppo trattato chirurgicamente (10,1 vs. 12 mm). La crescita del tumore ha superato i 5 mm nel 3,6% dei casi e nel 7% dei casi sono stati osservati aumenti del volume del tumore di oltre il 100%.

Dopo un follow-up medio di 37 mesi, il 90% dei soggetti sottoposti a sorveglianza attiva ha continuato con tale approccio. In particolare, il 41% di questi pazienti ha evidenziato una riduzione delle dimensioni del tumore; non sono emersi casi di linfonodi metastatici o di metastasi a distanza.

Su 110 pazienti che hanno scelto di sottoporsi a trattamento chirurgico immediato, il 19% presentava un rischio dubbio o caratteristiche indeterminate in base all’analisi istopatologica finale, ma la gravità di malattia di questi pazienti è rimasta classificata come tumore tiroideo in stadio I.

La sopravvivenza malattia-specifica e i tassi di sopravvivenza complessiva sono risultati identici nei due gruppi e pari al 100%.

Nonostante il timore generale che i tumori più grandi possano essere più propensi a crescere, è importante notare che “esiste uno spettro di tumori tiroidei papillari”, spiega il Dott. Ho. Ciò significa che “alcuni tumori più piccoli crescono rapidamente, mentre alcuni tumori più grandi rimangono stabili per decenni”.

“Riteniamo che una soglia di 1 cm sia arbitraria”, afferma il Dott. Ho, aggiungendo che i tumori di 2 cm, anche se crescono, rimangono comunque all’interno della finestra terapeutica per il trattamento chirurgico sicuro.

Un fattore cruciale nelle decisioni terapeutiche è tuttavia la paura del paziente. Gli autori hanno esaminato anche i livelli di ansia di entrambi i gruppi, utilizzando la Scala dell’ansia modificata per il tumore tiroideo (Thyroid Cancer Modified Anxiety Scale) a 18 item.

Dei 59 pazienti che hanno partecipato, quelli che hanno scelto il trattamento chirurgico immediato presentavano livelli di ansia basali significativamente più elevati rispetto ai pazienti che hanno optato per la sorveglianza attiva. Da notare, questi tassi più elevati di ansia sono perdurati nel tempo, anche dopo l’intervento.

“Non sorprende che i pazienti che scelgono il trattamento chirurgico lamentino un livello di preoccupazione basale più elevato”, afferma il Dott. Ho. “Ci ha tuttavia stupito scoprire che i livelli di preoccupazione di questi pazienti si mantengono anche dopo l’intervento chirurgico e la cura presunta del loro tumore”.

“Incoraggiamo sempre i medici a educare i pazienti sulla sorveglianza attiva, soprattutto perché viene sottolineata maggiormente nelle linee guida ufficiali”, osserva il Dott. Ho. “Riconosciamo tuttavia che il cancro è certamente una diagnosi che cambia la vita e il termine può avere un enorme peso psicologico”.

In un editoriale di accompagnamento, gli autori affermano: “Questi risultati implicano che l’ansia dei pazienti dovrebbe essere una componente essenziale nelle decisioni condivise e nella selezione delle strategie per il tumore tiroideo papillare a basso rischio.

Una versione di questo articolo è apparsa per la prima volta suMedscape.com, parte di Medscape Professional Network.