Tumore renale: l’aggiunta di un inibitore della glutaminasi a cabozantinib non migliora gli esiti

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Secondo i dati della sperimentazione di fase 2 CANTATA, l’aggiunta di telaglenastat, un inibitore della glutaminasi, a cabozantinib non migliora gli esiti dei pazienti affetti da carcinoma a cellule renali (renal cell carcinoma, RCC) metastatico che hanno ricevuto un precedente trattamento immunoterapico. La combinazione è ben tollerata e non sono stati riportati nuovi segnali di sicurezza.

Gli autori dello studio affermano che “l’identificazione di biomarcatori della risposta aiuterà a chiarire i meccanismi in gioco mediante combinazioni che funzionano nel contesto clinico”. Infatti lo studio CANTATA è, per quanto a loro conoscenza, la prima sperimentazione a fornire dati prospettici sull’efficacia di cabozantinib dopo la terapia con inibitori del checkpoint immunitario e a offrire, pertanto, importanti parametri di riferimento per studi futuri, aggiungono.

In questa sperimentazione randomizzata, in doppio cieco, controllata con placebo, i ricercatori hanno valutato 444 pazienti affetti da RCC a cellule chiare metastatico trattati precedentemente, assegnati casualmente a ricevere cabozantinib per via orale con telaglenastat oppure placebo. Dopo un follow-up mediano di 11,7 mesi, la sopravvivenza libera da progressione (progression-free survival, PFS) mediana non differiva significativamente tra gruppo trattato con telaglenastat e gruppo placebo (9,2 vs. 9,3 mesi; HR=0,94; P=0,65). I tassi di risposta complessiva sono risultati rispettivamente del 31% e del 28%.

I tassi di eventi avversi emergenti dal trattamento di grado 3–4 sono risultati simili tra i 2 gruppi. Inoltre, riduzioni della dose di cabozantinib (55% vs. 63%) e interruzioni a causa di eventi avversi (10% vs. 15%) si sono verificate meno frequentemente nel gruppo trattato con telaglenastat rispetto al gruppo placebo, suggerendo che telaglenastat non ha esacerbato la tossicità associata a cabozantinib.

La Dott.ssa Janet E. Brown, del Dipartimento di Oncologia e Metabolismo dell’Università di Sheffield, Weston Park Hospital, Sheffield, Regno Unito, ha commentato: “si osserva una notevole diminuzione della percentuale di pazienti in condizioni sufficientemente buone da poter ricevere linee terapeutiche successive. Per questo motivo, nuovi approcci come l’aggiunta di telaglenastat a cabozantinib, che lo studio CANTATA ha dimostrato non incidono negativamente sulla tollerabilità rispetto al placebo, sono particolarmente utili”.

La Dott.ssa Brown ha inoltre aggiunto che potrebbe essere giustificato un ulteriore studio della combinazione telaglenastat ed everolimus in virtù dei dati positivi dello studio ENTRATA, in particolare perché cabozantinib in monoterapia o in combinazione con l’immunoterapia è sempre più utilizzato in molti Paesi come trattamento di prima linea dei pazienti affetti da RCC.