Tumore renale: la chirurgia conservativa protegge dall’ipertensione


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Utilizzando la nephron-sparing surgery (NSS) invece della nefrectomia radicale in pazienti senza una storia di malattie cardiovascolari si riduce di quasi 3 volte il rischio di ipertensione post-operatoria. L’intervento conservativo non modifica tuttavia il rischio di eventi cardiovascolari maggiori. A confrontare gli esiti cardiovascolari dei due approcci chirurgici è stato un gruppo di ricercatori italiani guidato dal dottor Umberto Capitanio, urologo dell'Ospedale San Raffaele di Milano. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista European Urology Oncology, gettano nuova luce sulla storia naturale della morbilità cardiovascolare successiva alla chirurgia.

Lo studio ha analizzato i dati di 898 pazienti con diagnosi di una singola massa renale cT1-2 N0 M0 senza una storia di ipertensione o eventi cardiovascolari. Nel 38% dei pazienti sottoposti a nefrectomia radicale l’ipertensione è comparsa immediatamente dopo l’intervento chirurgico. Al contrario, nei pazienti sottoposti a NSS, l’ipertensione è comparsa nel corso degli anni successivi alla rimozione del tumore e solo nel 10% dei casi ciò è successo nei primi 6 mesi. Gli eventi vascolari maggiori erano diluiti nel tempo per entrambi i gruppi senza differenze significative. Rispetto all’NSS, nell’analisi di regressione multivariata la nefrectomia radicale è risultata associata a un rischio più alto di ipertensione (HR 2,89; P=0,006), ma non di eventi cardiovascolari maggiori (HR 0,85; P=0,6).

Gli autori ipotizzano che alla base del diverso pattern temporale dell’ipertensione post-operatoria ci sia un meccanismo di compensazione scatenato dalla perdita acuta di metà dei nefroni occorsa nella nefrectomia radicale. A causare lo stato ipertensivo sarebbe l’attivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS), necessaria per aumentare il flusso arterioso nel rene rimanente. “Questa ipotesi è supportata dal fatto che l’ipertensione è un evento precoce dopo la chirurgia – spiegano gli autori, che concludono – L’uso di un inibitore dell’enzima di conversione dell’angiotensina nei pazienti sottoposti a nefrectomia potrebbe essere potenzialmente utile nella pratica clinica”.