Tumore prostatico: l’interruzione della terapia con denosumab determina perdita ossea

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Conclusioni

  • Negli uomini affetti da tumore prostatico non metastatico, l’interruzione del trattamento con denosumab dopo la conclusione della terapia di deprivazione androgenica (androgen deprivation therapy, ADT) determina, in media, una perdita ossea del 2%–5%.

Perché è importante

  • Non esistono attualmente linee guida ufficiali su come preservare la massa ossea acquisita durante il trattamento con denosumab e prevenire le fratture dopo l’interruzione dell’assunzione di denosumab.
  • In generale si raccomanda che i pazienti che interrompono la terapia con denosumab ricevano un trattamento di follow-up con un bifosfonato e siano monitorati attentamente.

Disegno dello studio

  • Studio di coorte, retrospettivo di 50 pazienti affetti da tumore prostatico non metastatico trattati con radioterapia e ADT tra il 1° giugno 2018 e il 1° giugno 2021.
  • Finanziamento: nessuno.

Risultati principali

  • Il trattamento con denosumab è stato in media di 10 iniezioni; l’88% dei pazienti ha ricevuto integratori di calcio e vitamina D.
  • Dopo una media di 5,0 mesi dall’ultima iniezione di denosumab, i punteggi T medi della densità di massa ossea (bone mass density, BMD) a livello di colonna vertebrale, anca totale e collo femorale sono risultati rispettivamente 0,8, -0,2 e -0,9.
  • Nei pazienti trattati con zoledronato (n=9) la BMD è risultata mantenuta a livello di colonna vertebrale e collo femorale dopo una media di 16 mesi (variazione percentuale media rispettivamente 0,56% e -1,5%; P≥0,36 per entrambi) ma è diminuita significativamente a livello dell’anca totale (variazione percentuale media -1,4%; P=0,02).
  • Nei pazienti non trattati con zoledronato (n=24) è stata osservata una riduzione significativa della BMD a livello di colonna vertebrale, anca totale e collo femorale (variazione percentuale media rispettivamente -4,9%, -1,9% e -2,4%; P≤0,01 per tutti) tra il primo e il secondo esame di assorbimetria a raggi X a doppia energia.
  • Solo 1 paziente ha subito fratture dopo l’interruzione del trattamento con denosumab.

Limiti

  • Studio osservazionale.