Tumore prostatico: la terapia di mantenimento con enzalutamide ritarda il tempo alla progressione

  • Univadis
  • Notizie di oncologia
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Conclusioni

  • La terapia di mantenimento con enzalutamide con docetaxel più prednisolone ritarda il tempo alla progressione rispetto ai soli docetaxel più prednisolone in pazienti affetti da tumore prostatico resistente alla castrazione metastatico che subiscono progressione durante la terapia di deprivazione androgenica con un agonista o un antagonista dell’ormone di rilascio dell’ormone luteinizzante o dopo l’orchiectomia bilaterale.
  • Con la combinazione enzalutamide più docetaxel si osserva un aumento degli effetti avversi gravi.

Perché è importante

  • La continuazione del trattamento con enzalutamide potrebbe controllare i cloni androgeno-dipendenti persistenti nei pazienti che subiscono progressione dopo il trattamento con enzalutamide in monoterapia.
  • Sebbene il beneficio osservato in questa sperimentazione sia statisticamente significativo, l’effetto è di piccola entità. Sono pertanto necessari studi più ampi per stabilire quali pazienti potrebbero ottenere il massimo beneficio con questo approccio e per confermare se questa strategia migliori la sopravvivenza complessiva (overall survival, OS).

Disegno dello studio

  • Studio di fase 3b, multinazionale, in doppio cieco, randomizzato, controllato con placebo, con 2 periodi PRESIDE di 687 pazienti nel periodo 1, che hanno ricevuto enzalutamide in aperto, e 271 nel periodo 2 (P2), che sono stati assegnati casualmente a ricevere enzalutamide con docetaxel + prednisolone (n=136) o placebo con docetaxel + prednisolone (n=135).
  • Finanziamento: Astellas Pharma; Pfizer.

Risultati principali

  • La durata mediana del follow-up è stata di 8,1 mesi nel gruppo trattato con enzalutamide e di 6,3 mesi nel gruppo placebo.
  • La sopravvivenza libera da progressione (progression-free survival, PFS) mediana è risultata di 9,5 mesi con enzalutamide rispetto a 8,3 mesi con il placebo (HR=0,72; P=0,027).
  • Enzalutamide è risultato associato a una riduzione significativa del rischio di progressione in base all’antigene prostatico specifico (prostate-specific antigen, PSA; HR=0,58; P=0,0021).
  • Nel gruppo trattato con enzalutamide, rispetto al gruppo placebo, gli eventi avversi emergenti dal trattamento (treatment-emergent adverse event, TEAE) più comuni sono stati:
    • di grado 3, neutropenia (13% vs. 9%) e astenia (7% vs. 4%);
    • di grado 4, neutropenia (17% vs. 21%);
  • Il tasso di TEAE gravi è stato del 49% nel gruppo trattato con enzalutamide e del 39% nel gruppo placebo.
  • Durante il P2, rispettivamente il 15% e il 14% dei decessi totali nel gruppo trattato con enzalutamide e nel gruppo placebo sono risultati associati a docetaxel.

Limiti

  • La OS non è stata valutata.