Tumore ovarico: interventi nutrizionali mirati possono migliorare gli esiti


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Un’attenta valutazione dello stato nutrizionale e un intervento mirato possono migliorare alcuni esiti del tumore ovarico secondo quanto riportato sulla rivista Nutrients da un gruppo di ricerca italiano guidato da Emanuele Rinninella della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, di Roma.

“Il tumore ovarico è una patologia molto diffusa a livello mondiale con 295.414 nuovi casi registrati nel 2018” spiegano i ricercatori, che poi aggiungono: “Uno degli effetti negativi del coinvolgimento dell’apparato intra-addominale gastroenterico è la progressiva diminuzione dell’assunzione calorica che contribuisce al deterioramento dello stato nutrizionale e della composizione corporea di queste pazienti”. In effetti, anche per queste ragioni, la prevalenza di malnutrizione è più elevata nelle donne con tumore ovarico rispetto a quelle con altri tumori ginecologici.

Per comprendere meglio i potenziali benefici di un intervento nutrizionale mirato, Rinninella e colleghi hanno svolto una revisione sistematica della letteratura che ha portato all’identificazione di 14 studi inclusi poi in una metanalisi. Dall’analisi dei dati disponibili è emerso che diversi interventi di nutrizione precoce post-operatoria si traducono in una riduzione della lunghezza del ricovero e in una migliore ripresa a livello intestinale dopo la chirurgia.

Nella metanalisi sono stati inclusi inoltre anche studi su interventi nutrizionali particolari come l’uso di chewing gum (1 studio), il consumo di caffè (1), un regime chetogenico (2), la supplementazione con succo concentrato di frutta e verdura (1) e il digiuno a breve termine (1). “Anche queste strategie si sono rivelate ben tollerate e in alcuni casi utili per migliorare gli esiti clinici” affermano gli autori, che poi concludono: “Servono nuovi studi per poter ottenere dati più omogenei su questo argomento tanto importante e per verificare l’impatto degli interventi nutrizionali su alcuni esiti ad oggi non valutati in dettaglio, come la sopravvivenza libera da progressione”.