Tumore della tiroide: lenvatinib è efficace e sicuro anche in real life


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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In una popolazione di pazienti con più di 65 anni e con tumore differenziato della tiroide refrattario allo iodio radioattivo, lenvatinib ha portato a buoni risultati in termini di tassi di risposta e di sopravvivenza. Lo spiegano sulla rivista European Journal of Cancer i ricercatori guidati da Laura Locati, dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, che assieme ai colleghi ha analizzato i dati di efficacia e sicurezza in una popolazione di pazienti italiani che avevano ricevuto trattamento con lenvatinib in via compassionevole, prima della commercializzazione ufficiale.

“Il tumore differenziato della tiroide è una patologia rara, ma resta comunque la più diffusa tra le neoplasie tiroidee e la sua incidenza è in aumento in tutto i mondo, soprattutto per via del maggior tasso di diagnosi” spiegano i ricercatori, ricordando che la commercializzazione dell’inibitore multi-chinasico lenvatinib si è basata in particolare sui risultati dello studio randomizzato SELECT. “Non è detto che i risultati di uno studio randomizzato si possano riprodurre fedelmente nel mondo reale, poiché le popolazioni arruolate negli studi sono spesso selezionate secondo criteri che non riescono a coprire l’intera popolazione che i medici vedono in ospedale” aggiungono gli autori che nello studio hanno appunto valutato il farmaco in un contesto real life.

Nello studio retrospettivo sono quindi stati analizzati i dati della prima coorte di pazienti trattati con lenvatinib in 16 centri in Italia con l’obiettivo primario di valutare il tasso di risposta (RR) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS). Sopravvivenza generale (OS) e tossicità erano invece tra gli endpoint secondari. Come sottolineano i ricercatori, il 98% dei pazienti era stato sottoposto a chirurgia seguita nel 98% dei casi da terapia con iodio radioattivo e il 64% dei pazienti aveva in precedenza ricevuto trattamento sistemico.

A conti fatti, 64 pazienti sono stati trattati con 24 mg di lenvatinib e sono state osservate risposte parziali e malattia stabile nel 36% e nel 41% dei casi rispettivamente. PFS e OS sono state di 18 mesi e di 23,8 mesi rispettivamente, mentre fatigue e ipertensione sono risultati i più comuni eventi avversi (13,6% e 11,6%, rispettivamente). “Questi dati confermano le tendenze osservate nello studio SELECT anche nel mondo reale, seppur con percentuali di efficacia leggermente diverse e legate al fatto che nella popolazione non selezionata sono presenti anche pazienti precedentemente trattati o con un performance status basso” concludono Locati e colleghi.