Tumore della prostata: microRNA e PSA insieme per una diagnosi più precisa


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Grazie a un test rapido e non invasivo è possibile diagnosticare i tumori della prostata clinicamente rilevanti, distinguendoli da quelli che invece non rappresentano un reale pericolo per la salute. Lo spiegano sulle pagine della rivista Carcinogenesis i ricercatori guidati da Maurizia Mello-Grand del Laboratorio di genetica del cancro alla Fondazione Edo ed Elvo Tempia di Biella.

“La misurazione dei livelli di antigene prostatico specifico (PSA) permette di arrivare alla diagnosi precoce dei carcinomi prostatici, ma porta spesso a inutili biopsie e rischia in alcuni casi di non identificare tumori aggressivi che non alterano il valore dell’antigene” spiegano gli autori, che hanno messo a punto un nuovo test per rendere più precisa la diagnosi di questo tumore.

Si tratta di una procedura non-invasiva che combina la più classica analisi del PSA con la valutazione di due microRNA circolanti (miR-103a-3p e let-7a-5p), identificati come potenziali candidati per il test mediante confronto di campioni ematici di 60 pazienti con tumore della prostata e 60 controlli (pazienti con iperplasia prostatica benigna o volontari sani). Una volta messo a punto il test, Mello-Grand e colleghi ne hanno valutato le performace su una coorte di 68 pazienti con tumore e 174 controlli.

“I risultati dell’analisi hanno dimostrato che il nuovo classificatore basato sui due microRNA e sul PSA è in grado di identificare i tumori in generale e quelli clinicamente significativi meglio del PSA da solo, anche in persone di età compresa tra 50 e 69 anni con PSA ≤4ng/ml” precisano gli esperti. Stessi risultati anche nella coorte di validazione, nella quale il test ha mostrato migliore specificità e valore predittivo-positivo rispetto al solo PSA. “Siamo riusciti a identificare in modo corretto 8 dei 9 tumori non identificati con il PSA, inclusi tre casi ad alto rischio e tre in uomini di 50-69 anni” affermano gli autori, che concludono spiegando che il nuovo test ha anche identificato in modo corretto il 34% dei portatori di lesioni non maligne con PSA compreso tra 4 e 16 ng/ml. “Un risultato che potrebbe evitare a questi pazienti biopsie non necessarie” dicono.