Tumore della mammella, l’aderenza alla terapia ormonale non è sempre ottimale


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Secondo una ricerca dell’Università Bocconi e dell’Istituto Nazionale dei Tumori l’aderenza alla terapia endocrina adiuvante per il tumore della mammella crolla del 40% dal primo al quinto anno di trattamento. Alcuni fattori legati alla paziente, alle terapie a cui sono sottoposte e alla struttura in cui sono state operate appaiono influenzare in modo positivo o negativo l’aderenza alla terapia ormonale. Dalla semplice analisi dei dati amministrativi l’oncologo potrebbe quindi identificare le donne che vanno maggiormente incoraggiate a proseguire le cure di mantenimento.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Breast Cancer Research and Treatment, si basa sui dati sanitari raccolti dalla Regione Lombardia. Sono state prese in esame oltre 33.000 pazienti che avevano iniziato l’ormonoterapia adiuvante nel 2010-2016, per 8.400 delle quali era disponibile anche il follow-up a cinque anni oltre a quello a due anni. Le pazienti erano considerate aderenti alla terapia se avevano assunto i farmaci almeno 292 giorni (80%) ogni anno.

Se a un anno dall’intervento il 94% delle donne a cui era stata prescritta assumeva con costanza la terapia ormonale, questa percentuale crollava al 58% nel quinto anno di trattamento. Le pazienti con più di 70 anni e quelle in cura con il tamossifene invece che con un inibitore dell’aromatasi erano meno aderenti alla terapia. Al contrario, l’aderenza terapeutica era significativamente associata a un trattamento chemioterapico prima dell’ormonoterapia e a un inizio precoce di quest’ultima. Un dato importante che emerso dall’analisi è che le pazienti a cui erano prescritti farmaci antidepressivi avevano il 32% di probabilità in meno di assumere con costanza l’ormonoterapia rispetto alle altre donne. La ricerca ha inoltre evidenziato un’associazione tra aderenza e struttura sanitaria: essere operate in un ospedale ad alto volume influenzava negativamente l’aderenza, mentre essere seguite per il follow-up nella stessa struttura dell’intervento aveva un effetto positivo.

Gli autori dello studio sottolineano come questi risultati possano essere utili al medico per incoraggiare l’aderenza alla terapia endocrina adiuvante. “Va prestata maggiore attenzione alle pazienti più anziane e a quelle che non sono state sottoposte a chemioterapia, è anche importante fare uno screening per la depressione e prendere in considerazione la salute mentale – puntualizzano gli autori – Le pazienti che non sono state sottoposte a chemioterapia, presumibilmente, con una malattia meno severa, potrebbero non percepire adeguatamente il rischio di recidiva”.