Tumore dell’endometrio: la terapia ormonale sostitutiva non pesa sulla prognosi


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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La terapia ormonale sostitutiva (TOS) dopo l’intervento di rimozione del tumore è sicura e non ha un impatto negativo sulla prognosi nelle donne con tumore dell’endometrio di stadio I e II. Sono queste le conclusioni di una revisione sistematica della letteratura pubblicata recentemente su Oncology dai ricercatori dell’ateneo romano e dell’Ospedale Umberto I.

“Il tumore dell’endometrio è la neoplasia ginecologica più comune nei Paesi cosiddetti sviluppati e si presenta in genere dopo i 50 anni” spiega Violante Di Donato, primo nome dell’articolo. “Anche se non ci sono prove scientifiche a sostegno di un impatto negativo della TOS nelle pazienti con tumore dell’endometrio, molti medici sono riluttanti nel prescriverla a causa di dubbi sul potenziale ruolo degli estrogeni come fattore eziologico di questa patologia” continuano i ricercatori, ricordando che tutte le donne operate per la rimozione del tumore entrano in menopausa forzata e potrebbero beneficiare della TOS per il controllo dei sintomi della menopausa.

Per far luce su questa situazione, Di Donato e colleghi hanno analizzato i dati di 7 studi, 4 dei quali retrospettivi, identificati dopo una ricerca in diversi database, osservando che a livello globale non ci sono differenze significative nel tasso di ricorrenza tra le donne che si sono sottoposte a TOS e quelle che invece non ne hanno fatto uso. “Questi risultati sono validi per le donne con tumori di stadio I e II” precisano i ricercatori, sottolineando anche uno dei punti deboli dello studio, ovvero il fatto che la TOS è stata in genere prescritta solo a pazienti a basso rischio, giovani e con malattia di basso stadio. “I benefici della sostituzione estrogenica sul lungo periodo e l’impatto sulla qualità di vita, sembrano superare i dubbi infondati su un incremento del rischio di ricorrenza” aggiungono gli autori. “I medici dovranno leggere e applicare questi dati alla luce delle specifiche situazioni individuali, ma i risultati dello studio potranno aiutare le pazienti a prendere decisioni informate” concludono.