Tumore del rene: il matrimonio influenza accesso alle cure ed esiti


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Nei pazienti con tumore del rene a cellule chiare metastatico (mRCC), il sottoporsi ad alcuni interventi e terapie dipende anche dallo stato civile, in particolare dall’essere sposati o meno. Lo scrivono dalle pagine della rivista International Urology and Nephrology i ricercatori guidati da Giuseppe Rosiello affiliato all’Istituto Scientifico San Raffaele IRCCS di Milano e allo University of Montreal Health Center di Montreal, in Canada. “Negli anni diversi studi hanno descritto il non essere sposati – condizione che include persone separate/divorziate, vedove o single – come un fattore di rischio avverso in termini di controllo di malattia e di sopravvivenza nel cancro” spiegano i ricercatori, sottolineando che pochi studi hanno affrontato il tema nel tumore del rene tenendo conto del genere e ponendo attenzione alla malattia metastatica.

Per colmare questa lacuna, Rosiello e colleghi sono partiti dai dati contenuti nel database Surveillance, Epidemiology and End Results database (SEER; periodo 2004-2015), identificando 6.975 pazienti con mRCC, 2.468 dei quali non sposati. Dati alla mano, i ricercatori hanno valutato l’impatto dello stato civile (sposati/non sposati) sui tassi di nefrectomia citoriduttiva, metastasectomia e terapia sistemica, oltre che la mortalità specifica per tumore. Negli uomini, il fatto di non essere sposato è risultato un predittore indipendente di un basso tasso di nefrectomia citoriduttiva (OR: 0,54), di metastasectomia (OR: 0,70) e di terapia sistemica (OR: 0.70).

Nelle donne, la stessa condizione è risultata predittiva di tassi ridotti di nefrectomia citoriduttiva (OR: 0,63) e di terapia sistemica (OR: 0,80), ma non di metastasectomia. L’assenza di un coniuge è risultata inoltre predittiva di una più elevata mortalità specifica per il tumore (HR: 1,15) negli uomini, ma non nelle donne (HR: 0,97; p=0,6). “Questi dati dovrebbero sensibilizzare la comunità medica sulla maggiore vulnerabilità delle persone non sposate, probabilmente più accentuata negli uomini rispetto alle donne” concludono gli autori.