Tumore del polmone: sì all’immunoterapia anche nei pazienti più anziani


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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I pazienti più anziani siano in grado di tollerare l’immunoterapia tanto quanto quelli più giovani e che il trattamento mantenga un’efficacia comparabile. Lo affermano Andrea Luciani, dell’Università di Milano e colleghi, autori di un articolo recentemente pubblicato su Clinical Lung Cancer nel quale sono stati valutati pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) in fase avanzata.

“Questo tumore è tipico dell’età avanzata, con un’età media alla diagnosi pari a 70 anni e stime di incidenza in crescita nei prossimi decessi” ricordano gli esperti, sottolineando il grande beneficio derivato dall’introduzione dell’immunoterapia con inibitori dei check point nel trattamento del NSCLC metastatico. “Il profilo clinico degli inibitori dei check point è favorevole e potrebbe farli diventare l’opzione più adatta anche per pazienti anziani, ma nonostante ciò questo gruppo di popolazione è stato escluso dagli studi pivotal” spiegano Luciani e colleghi che nella loro analisi retrospettiva hanno preso in considerazione 86 pazienti con NSCLC di stadio IIIB o IV (classificazione AJCC), età uguale o superiore a 75 anni e in trattamento con anti-PD-1/PD-L1.

La sopravvivenza mediana libera da progressione è stata di 5,6 mesi, mentre la sopravvivenza generale mediana di 10,1 mesi, con il fumo come unico parametro associato in modo significativo alla sopravvivenza. Non sono state osservate differenze nella sopravvivenza tra pazienti over-80 e under-80 e non sono emersi particolari problemi in termini di effetti collaterali, risultati simili a quelli della popolazione più giovane e gestiti secondo le linee guida. “Dal punto di vista clinico questi risultati sono molto importanti” spiegano i ricercatori, che poi concludono: “I nostri dati supportano l’uso di anti-PD-1 in questa popolazione, anche in pazienti con performance status di 2”.