Tumore del colon retto: più anni in sovrappeso, maggiore il rischio

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Nel determinare il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto (CRC) non conta solo l’eccesso ponderale in un preciso momento, ma anche la durata dell’esposizione a tale fattore di rischio. In altre parole, maggiore è il numero di anni vissuti in condizioni di sovrappeso/obesità, maggiore è il rischio. Sono queste le conclusioni di uno studio recentemente pubblicato su JAMA Oncology e condotto sulla popolazione tedesca da un gruppo di ricerca coordinato da Hermann Brenner, del German Cancer Research Center di Heidelberg (Germania).

“L’eccesso di peso è un fattore di rischio noto per il tumore colorettale, ma gli studi condotti finora non hanno valutato l’effetto dell’esposizione cumulativa a sovrappeso/obesità sul rischio nel corso della vita” esordiscono i ricercatori, ricordando che l’importanza dell’esposizione cumulativa a un fattore di rischio è stata riconosciuta in diversi casi, uno su tutti il fumo di sigaretta.

Con l’obiettivo di valutare l’impatto dell’esposizione cumulativa a un fattore di rischio (in questo caso l’eccesso ponderale) anche per il tumore del colon Brenner e colleghi hanno portato a termine uno studio caso-controllo a partire dal 2003 nel quale sono stati analizzati i dati di 5.635 soggetti con CRC e 4.515 controlli. “I partecipanti hanno riportato dati su peso e altezza a partire dall’età di 20 anni in termini di incremento ponderale a intervalli di 10 anni” spiegano gli autori che hanno poi calcolato gli anni trascorsi in eccesso di peso, sia sovrappeso che obesità (WYO). 

I risultati delle analisi hanno evidenziato un’associazione tra WYO e rischio di tumore colorettale, con incrementi del rischio proporzionali agli incrementi di peso (odds ratio aggiustati: da 1,25 a 2,54) rispetto a chi ha mantenuto un peso nella norma.

“Abbiamo stimato un incremento del rischio del 55% per ciascun incremento di una deviazione standard nella durata dell’esposizione e questo rischio cumulativo è risultato maggiore di quello osservato per l’eccesso ponderale in uno specifico momento” dicono Brenner e colleghi che poi concludono: “Questi risultati suggeriscono che l’esposizione cumulativa ha un ruolo maggiore di quanto si pensasse sul rischio di CRC. Misure per fermare e invertire la tendenza all’aumento di prevalenza di sovrappeso e obesità potrebbe, in linea teorica, prevenire numerosi casi di CRC e anche di altri tumori legati allo stesso fattore di rischio”.

Inserendo queste osservazioni nel contesto italiano, si comprende quanto siano importanti le misure di controllo e prevenzione dell’obesità sin dalle prime fasi della vita. Non dimentichiamo infatti che, secondo i dati più recenti del programma di sorveglianza nazionale OKkio alla SALUTE, mostrano che l’Italia si colloca tra i paesi con i dati peggiori in termini di obesità infantile in Europa.

Secondo l’indagine svolta su oltre 50.000 bambini della III classe della scuola primaria, è infatti del 20,4% la percentuale di bambini in sovrappeso e del 9,4% quella degli obesi. La prevalenza di eccesso ponderale è più elevata nei maschi (9,9%) che nelle femmine (8,8%), nelle regioni del Sud rispetto a quelle del Nord, nelle famiglie svantaggiate dal punto di vista socio-economico e nei bambini allattati al seno per meno di un mese o mai allattati al seno.

Una popolazione ampia, da tenere sotto controllo anche per evitare il rischio di gravi patologie negli anni a venire.