Trombosi da cancro: fattori di rischio e prevenzione nella pratica

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Nella popolazione generale la trombosi conta circa 117 casi su 100.000 persone, ma per chi riceve una diagnosi di tumore il rischio aumenta di circa 4 volte e, nel caso di trattamento attivo della neoplasia, l’aumento arriva anche a 10 volte.

Il tema è di grande importanza e sta ricevendo sempre più attenzione anche grazie alla maggiore comprensione del legame tra trombosi e cancro e al miglioramento della capacità di diagnosticare e trattare questi problemi.

Lo dimostra anche il fatto che l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) proprio a questo argomento ha recentemente dedicato uno dei suoi “Mercoledì dell’Oncologia”, un incontro nel quale si è parlato, tra l’altro, anche di epidemiologia e fattori di rischio.

Riportiamo qui di seguito alcune delle informazioni su tali fattori di rischio emerse nel corso del webinar, disponibile nella sua versione completa sul sito AIOM e su AIOM TV.

Inoltre, grazie anche a quanto riportato sul proprio sito da Fondazione Artet, che da anni si occupa di ricerca e informazione su trombosi, emostasi e tumori, cerchiamo di capire come i singoli pazienti possano lavorare attivamente alla prevenzione del problema. 

L’aumento del rischio: quando e perché

Nel corso del webinar, Anna Falanga professore di ematologia all’Università Bicocca di Milano e a capo del dipartimento di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale e del Centro di Trombosi ed Emostasi all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, nonché direttore scientifico della Fondazione Artet, ha elencato e discusso i principali fattori di rischio del tromboembolismo nei pazienti oncologici. A questi i medici dovrebbero prestare particolare attenzione.

Eccoli qui di seguito, suddivisi in quattro gruppi principali:

1. Legati al paziente

  • Presenza di comorbilità mediche
  • Presenza di vene varicose
  • Precedente trombosi venosa profonda
  • Fattori di rischio ereditari (es. Fattore V Leiden)

2. Legati alla malattia oncologica

  • Sito del tumore (rischio molto alto per tumore di stomaco, pancreas e cervello; rischio alto per tumore del polmone, tumori ginecologici, ematologici, del rene e della vescica)
  • Grado istologico del tumore
  • Stadio di malattia (rischio più elevato in presenza di metastasi)
  • Tempo trascorso dalla diagnosi (rischio maggiore subito dopo la diagnosi, durante ospedalizzazione e trattamento; si riduce in fase di remissione e torna a crescere in caso di metastatizzazione e nelle fasi terminali)

3. Legati al trattamento

  • Terapie a base di platino e altre chemioterapie
  • Farmaci anti-angiogenici
  • Terapia ormonale
  • Chirurgia
  • Radioterapia
  • Trasfusioni di sangue
  • Catetere venoso centrale
  • Ricovero in ospedale e paziente allettato

4. Biomarcatori

  • Biomarcatori ematologici (piastrine, emoglobina, ecc)
  • D-dimero
  • P-selectina
  • Protrombina frammento 1+2
  • Potenziale di generazione di trombina
  • Proteina C-reattiva, VEGF, ecc

Prevenire con alimentazione…

Oltre alla profilassi farmacologica, possibile per alcuni sottogruppi di pazienti, per la prevenzione della trombosi si possono mettere in campo alcuni accorgimenti molto semplici che però possono davvero fare la differenza.

Partendo dalla tavola, sono molti i consigli da seguire per cercare di ridurre il rischio trombotico.

Fondazione Artet propone sul proprio sito web 10 consigli generali per prevenire il tromboembolismo venoso a tavola, indicazioni che devono però essere valutate attentamente ed eventualmente modificate nel caso di un paziente oncologico, personalizzandole di volta in volta.

  • Privilegiare il consumo di alimenti ricchi di fibra che aiutano a controllare i picchi di glicemia e l’aumento di peso.
  • Utilizzare olio extravergine d’oliva come condimento.
  • Scegliere alimenti ricchi di Omega 3, come pesce azzurro, ma anche fonti vegetali come noci, semi di chia, semi di lino.
  • Includere nella dieta cibi ricchi di acido folico che aiuta a ridurre i livelli di omocisteina, sostanza proinfiammatoria che aumenta il rischio di trombi.
  • Privilegiare alimenti ricchi di polifenoli (mirtilli, ciliegie, more, lamponi, melanzane, radicchio, barbabietola), antiossidanti che agiscono sull’elasticità dei vasi e dei capillari, aiutando la risalita del sangue.
  • Includere nella propria alimentazione alimenti ricchi di vitamina C (frutti di bosco, kiwi, arance, limoni, peperoni, rucola, spinaci, ecc) e ricchi di betacarotene (zucca, carote, peperoni, pesche, albicocche), precursore della vitamina A, che contribuisce a migliorare la microcircolazione.
  • Garantire il giusto apporto di potassio, elemento indispensabile per la contrazione muscolare e per la salute di tutto l’apparato cardiocircolatorio.
  • Limitare gli alimenti ricchi in grassi saturi (carne rossa, insaccati e salumi, formaggi molto grassi, prodotti industriali, piatti pronti, ecc).
  • Limitare il sodio.
  • Limitare il consumo di bevande alcoliche.

 

e movimento

Altri consigli, sempre disponibili sul sito di Fondazione Artet, riguardano invece l’attività fisica.

In linea generale è fondamentale essere costanti nell’esercizio: questo aiuta a regolare la coagulazione, ma anche i livelli di zucchero e lipidi nel sangue e inoltre serve a mantenere un peso sano.

Come si legge sul sito della Fondazione, inoltre, l’esercizio fisico “ha un effetto positivo anche sullo shear stress, cioè la capacità di contrazione e dilatazione dell’endotelio, il tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni, dei vasi linfatici e del cuore, producendo un’azione benefica sulla circolazione del sangue e sulla prevenzione della stasi sanguigna”.

Tra gli sport più indicati il nuoto, la bicicletta, la camminata veloce, lo yoga, lo stretching e altro ancora, ma sempre tenendo conto delle condizioni di salute generali e di eventuali limitazioni legate alla malattia oncologica o ai suoi trattamenti.