Trent'anni da Usl ad Asl, italiani più longevi e in salute

  • Univadis
  • Adnkronos Sanità
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Roma, 5 lug. (Adnkronos Salute) - Sono passati trent’anni, era il 1992, da quando in Italia sono nate le aziende sanitarie pubbliche. La Fiaso (la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere) in occasione dell’anniversario, ha promosso a Roma al ministero della Salute un incontro, 'Da 30 anni al servizio dei cittadini: il direttore generale nelle aziende sanitarie pubbliche", per la presentazione di una indagine dei risultati ottenuti in questi 30 anni dalle aziende sanitarie.

Secondo il report, "è cresciuta di quasi 4 anni l’aspettativa di vita raggiungendo gli 83,6 anni, tra le più alte al mondo, si è dimezzato il tasso di mortalità neonatale e sono migliorati tutti i principali indicatori relativi alle performance dell’assistenza ospedaliera".

Nel 1992 la legge 502 ha modificato l’assetto del servizio sanitario nazionale introducendo le aziende sanitarie, al posto delle vecchie Unità sanitarie locali, e la figura del direttore generale.

Il confronto internazionale "documenta uno stato di salute della popolazione italiana buono, e una aspettativa di vita tra le più elevate. Dai 79,9 anni del 2000 è salita agli 83,6 del 2019, più alta di Germania, Francia, Regno Unito, Svezia e seconda in Europa solo alla Spagna con 83,9 anni. Anche la mortalità neonatale è scesa da 3,5 per mille del 2000 a 1,9 del 2019, tra le più basse in Europa", conferma l'indagine Fiaso.

Prendendo in considerazione gli indicatori associati alle performance del Servizio sanitario nazionale, "come le prestazioni sentinella sugli standard quantitativi, strutturali, tecnologici e qualitativi della assistenza ospedaliera (ad esempio le fratture di femore con una capacità di intervento in 48 ore raddoppiata dal 31 al 66% o i parti cesarei ridotti dal 28 al 22%), c’è un’aderenza diffusa alle soglie di esito previste, e dati in costante miglioramento nel decennio 2010-2019. In dieci anni, inoltre, si sono ridotti i ricoveri per asma e diabete del 60% e grazie all’assistenza e alle cure extraospedaliere sono diminuite del 30% le giornate di ricovero in vent’anni", osserva la Fiaso.