Trauma cranico lieve nei bambini: una revisione sistematica


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
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Uno dei risultati più importanti della linea guida, messa a punto dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) attraverso una revisione sistematica della letteratura esistente - discussa nel corso di una serie di eventi Delphi (una tecnica partecipativa tra esperti per la messa a punto di raccomandazioni condivise) – è la limitazione della durata del riposo ai primi giorni dopo l’incidente. Il consiglio ai pazienti deve essere quindi quello di tornare gradualmente alle normali attività dopo non più di 2-3 giorni di riposo.

Il riposo è stato finora un elemento centrale nel trattamento del trauma cranico lieve del bambino, in teoria per prevenire le complicanze, ma non vi sono prove a supporto della sua utilità. Alcuni studi dicono che il riposo fisico e la riduzione dell’attività cognitiva subito dopo un trauma cranico lieve sono benefici, ma vi sono anche studi che dimostrano che prolungarne la durata oltre i primi giorni può peggiorare i sintomi.

Per la stesura di queste raccomandazioni, gli esperti hanno considerato i pazienti con scala di Galsgow per il coma tra 13 e 15, con o senza complicanze intracraniche all’imaging cerebrale,  indipendentemente dalla necessità di ricovero ospedaliero o di intervento neurochirurgico.

Le raccomandazioni

·       Evitare di sottoporre tutti i bambini all’imaging in caso di trauma cranico live. La valutazione clinica del bambino e dei possibili rischi di complicanze deve controbilanciare il rischio radiologico e l’eventuale necessità di sedazione per i più piccoli.

·       Le scale diagnostiche devono essere appropriate e validate per l’età del bambino. Alcune delle scale più usate, come la Standardized Assessment of Concussion, non sono validate per una popolazione tra i 6 e i 18 anni.

·       Valutare il rischio associato a un’anamnesi positiva per trauma cranico lieve o grave, attraverso la presenza di sintomi gravi dopo il trauma, le caratteristiche personali e la storia familiare (per esempio difficoltà di apprendimento o fattori sociali stressogeni).

·       Fornire istruzioni per il ritorno all’attività che siano appropriate alla sintomatologia del paziente. Per esempio, suggerire di tornare al livello di attività precedente all’incidente solo quando il livello di performance cognitiva e fisica è simile a quello premorboso, in assenza di sintomi e di segnali di facile affaticamento.

Il follow-up

Un editoriale di accompagnamento firmato da due neurochirurghi segnala l’importanza delle linee guida e della loro diffusione nella medicina di territorio, dal momento che, negli Stati Uniti, circa la metà dei pazienti con trauma cranico lieve non viene più visitato da un medico dopo la dimissione dal pronto soccorso, persino in caso di sintomatologia persistente. La disponibilità della pediatria di base rende la situazione italiana più controllata ma mancano indagini sistematiche sulla qualità e frequenza del follow-up dei piccoli pazienti.

“Le linee guida sono il risultato di decenni di osservazioni che hanno confermato che il trauma cranico lieve non è una situazione così benigna come si pensava in passato, ma che può essere fattore scatenante di disturbi cognitivi e neuropsichiatrici sulla lunga distanza” affermano gli esperti, sostenendo l’importanza di diffondere le raccomandazioni anche tra i caregivers e non solo tra i tecnici.