Trattamenti per il breakthrough cancer pain, la parola ai pazienti

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Cristina Ferrario (Agenzia Zoe)

Sono cinque i fattori chiave da prendere in considerazione nella gestione del cosiddetto breakthrough cancer pain (BTcP) e che possono influenzare la soddisfazione dei pazienti rispetto ai trattamenti messi in campo per controllarlo. “In oncologia il dolore è uno dei sintomi più debilitanti e comuni e colpisce circa la metà dei pazienti con cancro” spiegano sulla rivista Cancer Management and Research i ricercatori guidati da Marco Mazzotta, dell’Unità di oncologia medica presso l’Ospedale Centrale di Belcolle (Viterbo). “Anche se il dolore di fondo è generalmente ben controllato, i pazienti possono andare incontro a un’esacerbazione temporanea del dolore che si manifesta spontaneamente o in relazione a una causa prevedibile o non prevedibile. È il cosiddetto breakthrough cancer pain” proseguono, ricordando che il BTcP influisce negativamente sulla qualità di vita (QoL) dei pazienti e spesso, nonostante le terapie analgesiche disponibili, pazienti e caregiver non percepiscono come adeguato il controllo del dolore.

Parte da queste premesse lo studio condotto da Mazzotta e colleghi, un’analisi secondaria dell’Italian Oncologic Pain multiSetting Multicentric Survey (IOPS-MS), nel quale erano state raccolte anche informazioni sul grado di soddisfazione dei pazienti rispetto ai trattamenti per il BTcP.

A conti fatti, dall’analisi secondaria su 3.840 pazienti risulta che il 71% dei pazienti si dichiara soddisfatto della gestione del BTcP. Come spiegano gli autori, ci sono però 5 caratteristiche che risultano maggiormente associate alla mancata soddisfazione: età più giovane [odds ratio (OR) 1,29], tumore non metastatico (OR 1,53), Karnofsky performance status alto [OR 1,63], assenza di trattamento anti-cancro [OR 1,42], uso di FANS/paracetamolo per il dolore di fondo [OR 1,56] e una forte interferenza del BTcP nelle attività della vita quotidiana [OR 2,34].

“Da notare che anche il contesto di cura (pazienti ambulatoriali, pazienti ricoverati, case di cura, day hospital, hospice) era correlato a differenze nella soddisfazione dei pazienti” dicono gli autori. “Questi risultati possono essere utili per raggiungere la soddisfazione del paziente e una qualità di vita ottimale” concludono, ricordando l’importanza di includere la prospettiva del paziente in questi studi attraverso l’uso dei patient-reported outcome (PRO).