Tofacitinib: sicurezza ed efficacia del farmaco usato nell’artrite reumatoide

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • In pazienti con artrite reumatoide e a rischio cardiovascolare, il rischio di eventi cardiovascolari maggiori (ECM) e di cancro è più alto con il tofacitinib che con gli inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF).
  • L’efficacia delle due tipologie di farmaco è simile.

In un recente studio condotto su persone con artrite reumatoide in fase attiva, con almeno 50 anni e che presentavano almeno un altro fattore di rischio cardiovascolare, l’incidenza di ECM, così come l’incidenza di cancro, è stata maggiore tra quelli trattati con tofacitinib, utilizzato in 2 dosi diverse ma considerate in maniera congiunta per le analisi, rispetto al gruppo di pazienti che ha ricevuto un inibitore del TNF. Di conseguenza la non inferiorità del tofacitinib ipotizzata dagli autori non è stata dimostrata. Con questo farmaco, che inibisce le Junk chinasi (JAK), si è inoltre riscontrata una frequenza più alta di altri effetti avversi. La sua efficacia, invece, è simile a quella degli inibitori del TNF.

Il tofacitinib fa parte dei cosiddetti disease modifying antirheumatic drugs (DMARD) e cioè farmaci antireumatici che modificano la malattia. Il suo confronto con gli inibitori del TNF si è reso necessario in quanto durante lo sviluppo è stato notato un aumento dei livelli di lipidi sierici e dell’incidenza di tumori.

Lo studio, pubblicato su NEJM, riporta i risultati di un trial di post-autorizzazione, Oral Rheumatoid Arthritis Trial (ORAL) Surveillance, condotto in 30 paesi su 4.362 pazienti con 50 anni o più affetti da artrite reumatoide in fase attiva, in cura con metotrexate e con almeno un altro fattore di rischio cardiovascolare, per esempio l’ipertensione.

I partecipanti sono stati randomizzati, in rapporto 1:1:1, a ricevere tofacitinib alla dose di 5 mg o 10 mg per via orale 2 volte al giorno o un inibitore del TNF per via sottocutanea (adalimumab a 40 mg ogni 2 settimane o etanercept 50 mg una volta a settimana). In un follow-up mediano di 4 anni, è stata osservata un’incidenza di ECM (morte per cause cardiovascolari, infarto del miocardio non fatale o ictus non fatale) più alta con il tofacitinib (i 2 dosaggi sono stati combinati) che con l’inibitore del TNF (rispettivamente, 3,4% e 2,5%).

Anche l’incidenza di cancro (a esclusione del cancro della pelle non melanoma) è stata maggiore con il tofacitinib (4,2%) che con l’inibitore del TNF (2,9%). In entrambi i casi, la non inferiorità del tofacitinib (combinazione delle 2 dosi) rispetto a un inibitore del TNF non è stata dimostrata, poiché non è stato soddisfatto il criterio adottato, e cioè un limite superiore dell’IC 95% dell’HR inferiore a 1,8: l’HR è stato di 1,33 (IC 95% 0,91 a 1,94) per ECM e di 1,48 (1,04 a 2,09) per il cancro.

Gli autori hanno invece dimostrato la non inferiorità della dose più alta di tofacitinib in confronto a quella più bassa. Mentre l’efficacia dei trattamenti è stata simile tra i 3 gruppi, con un miglioramento osservato dal secondo mese e mantenuto fino al termine dello studio, con il tofacitinib si è riscontrata un’incidenza più alta di diversi effetti avversi, come infezioni opportunistiche (tra cui tubercolosi ed herpes zoster) o cancro della pelle non melanoma. Da notare come l’incidenza di morte e di embolia polmonare (più alta con 10 mg di tofacitinib che con l’inibitore TNF) ha fatto sì che i pazienti passassero alla dose di 5 mg. Gli autori sottolineano anche come le differenza nel rischio di ECM e cancro tra i due farmaci siano state più pronunciate tra i pazienti con 65 anni o più rispetto ai più giovani.

“Questi dati forniscono una comprensione migliore della sicurezza e dell’efficacia del tofacitinib e degli inibitori del TNF in pazienti con artrite reumatoide con 50 anni o più e che hanno almeno un fattore di rischio cardiovascolare aggiuntivo” concludono gli autori.