The Bridge, da Regioni su liste attesa pochi dati e non confrontabili

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Roma, 29 mar. (Adnkronos Salute) - Sui tempi di attesa per l'accesso alle cure del sistema sanitario nazionale, dalle Regioni i dati arrivano con difficoltà, in ritardo, sono pochi e, soprattutto, non sono confrontabili tra loro. Con il risultato che è difficile per i cittadini avere chiarezza sul tema. E' il quadro che emerge dal primo monitoraggio realizzato dal neonato Osservatorio indipendente sull'accesso alle cure di Fondazione The Bridge, 'Hi - Healthcare Insights', presentato questa mattina in conferenza stampa a Roma. L'Osservatorio si propone come strumento per monitorare l'equa accessibilità ai servizi del Servizio sanitario nazionale.

Sulla base di un'analisi delle informazioni reperibili sulle liste d'attesa gestite dalle Regioni - in riferimento al Piano nazionale di governo delle liste di attesa - l'Osservatorio ha inviato alle stesse Regioni richieste di accesso civico sui tempi medi di attesa per ogni mese del 2019 e del 2020, per ciascuna prestazione ambulatoriale e per ciascuna prestazione di ricovero monitorata. Sono stati adottati tre parametri di valutazione (accessibilità, usabilità e completezza) e i dati sono stati analizzati anche per valutare sia il grado di trasparenza e di accessibilità alle informazioni delle Regioni sia il grado di completezza, leggibilità per il cittadino e interoperabilità per il tecnico. L'Osserrvatorio ha inoltre reso accessibili i dati su un portale online dedicato in formato aperto e seguendo una logica di 'data federation', così da essere liberamente utilizzabili da chiunque.

I risultati hanno evidenziato, in primo luogo, una disomogeneità di raccolta dei dati. "Il quadro rilevato dall'Osservatorio - afferma Rosaria Iardino, presidente The Bridge - si riflette direttamente anche sulla possibilità per i decisori di pianificare politiche sanitarie coerenti con le effettive necessità del Ssn". Dalla ricerca, inoltre, secondo gli esperti emerge l'urgenza di un dialogo tra livello centrale e periferico volto a individuare modalità condivise per rilevare e rendere accessibili e utilizzabili i dati, per garantire da un lato ai cittadini il diritto a essere correttamente informati, dall'altro alle istituzioni di migliorare il sistema di accesso alle cure.

"Nel nostro Paese, nonostante sia previsto per il cittadino un sistema di accesso alle informazioni, né il ministero né le Regioni si sono adeguate alla normativa - evidenzia Alessandro Venturi, responsabile scientifico dell'Osservatorio e docente di diritto amministrativo e degli enti locali dell'università di Pavia - Non esiste ad oggi una base di dati accessibili e certi che consenta al cittadino di avere una chiara evidenza di quali sono i tempi per accedere alle cure sanitarie".

Il lavoro dell'Osservatorio è messo a disposizione di tutti in un formato aperto (open data) sul portale online. "Si tratta di un patrimonio che ad oggi conta oltre 1 milione e 200mila dati - rimarcano gli esperti - che precedentemente non erano disponibili nel loro complesso, a causa della loro disomogeneità non erano aggregabili, non garantivano la possibilità di effettuare comparazioni tra le diverse prestazioni regionali né di avere un quadro complessivo sulla funzionalità del sistema".

"L'attività dell'Osservatorio - conclude la presidente Iardino - rappresenta un punto di partenza per un confronto con le istituzioni affinché si individuino delle modalità condivise per la raccolta, l'utilizzo e la pubblicazione dei dati, poiché solo attraverso un'analisi comparata dei dati regionali e nazionali è possibile comprendere meglio tendenze e prospettive da cui derivare riflessioni e implicazioni per un efficace policy-making".