Testato un nuovo farmaco contro il mesotelioma pleurico maligno


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Alla ricerca di un trattamento efficace contro il mesotelioma pleurico maligno (MPM), un gruppo di ricercatori italiani ha sperimentato in uno studio di fase 2 la trabectedina, un chemioterapico di origine naturale, che si era mostrato attivo nel modello preclinico. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Clinical Lung Cancer, sono sfortunatamente deludenti: la trabectedina ha modesta attività clinica, ma a spese di una tossicità rilevante.

La maggior parte dei pazienti a cui viene diagnosticato il MPM non può essere trattato con un approccio multimodale e con il trattamento farmacologico standard (pemetrexed più un derivato del platino) la prognosi rimane sfavorevole. L’identificazione di alternative terapeutiche efficaci è quindi un bisogno altamente insoddisfatto. Le speranze si erano accese quando alcuni studi preclinici avevano mostrato un’attività della trabectedina in vitro e in vivo. Questo farmaco, originariamente ricavato da un organismo marino e ora prodotto grazie a un processo semi-sintetico, ha un meccanismo d’azione complesso: oltre a un effetto diretto sulla proliferazione e sopravvivenza cellulare, agisce sui meccanismi che favoriscono la creazione di un microambiente immunosoppressivo, caratteristico del MPM. In particolare, si riduce il numero dei macrofagi associati al tumore (TAM), cellule con attività pro-tumorali.

Lo studio ATREUS, coordinato dall’Istituto “Mario Negri” di Milano, ha arruolato 145 pazienti con MPM non resecabile.  La trabectedina è stata testata come terapia di seconda linea nei 78 pazienti con tumore epitelioide e come terapia di prima o seconda linea nei pazienti con tumore non epitelioide. La PFS a 12 settimane era valutabile in 62 pazienti con MPM epitelioide e in 52 pazienti con MPM non epitelioide. I valori mediani della PFS e dell’OS erano, rispettivamente 2,4 e 9,0 mesi nel primo gruppo di pazienti e 1,7 e 5,4 mesi nel secondo gruppo di pazienti. Nel corso dello studio è stato necessario ridurre la dose di trabectedina inizialmente selezionata a causa dell’elevata tossicità epatica. Altre tossicità di grado 3-4 comuni tra i pazienti erano leucopenia/neutropenia e fatigue.

“Lo studio ATREUS ha mostrato alcuni segnali di attività della trabectedina in pazienti con MPM, confermati da una revisione radiologica centralizzata, a spese di rilevante epatotossicità – concludono gli autori, che aggiungono – Questo profilo di tossicità, assieme al limitato beneficio di sopravvivenza osservato nello studio, precludono l’ulteriore sviluppo della trabectedina come monoterapia nel MPM con il piano terapeutico investigato”.