Terapia di prima linea della LMA: i dati nella pratica clinica reale confermano la sicurezza e l’efficacia della decitabina

  • Bocchia M & al.
  • Hematol Oncol
  • 05/08/2019

  • David Reilly
  • Univadis Clinical Summaries
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Conclusioni

  • Un’analisi aggregata di pazienti con leucemia mieloide acuta (LMA) della pratica clinica reale suggerisce che la terapia di prima linea con decitabina è sicura ed efficace nei pazienti non idonei alla chemioterapia intensiva standard.

Perché è importante

  • La decitabina è stata approvata per il trattamento della LMA nei pazienti non idonei alla chemioterapia standard; tuttavia, sono necessari studi in situazioni reali per confermare gli esiti in popolazioni non selezionate.

Disegno dello studio

  • Analisi aggregata per esaminare gli esiti della terapia di prima linea con decitabina in 306 pazienti con LMA non idonei alla chemioterapia standard.
  • Il 54% dei pazienti aveva un’età >75 anni.
  • Il 30,4% dei pazienti presentava citogenetica avversa secondo la classificazione del Medical Research Council (MRC).
  • Finanziamento: nessuno rivelato.

Risultati principali

  • Tasso di risposta complessiva (overall response rate, ORR) del 48,4%.
  • Risposta completa (complete response, CR) del 23,2%.
  • Risposta parziale (partial response, PR) del 10,5%.
  • La sopravvivenza complessiva (overall survival, OS) mediana dei pazienti con rischio citogenetico favorevole–intermedio era di 10,0 mesi (IC 95%: 7,9–11,9 mesi) rispetto a 6,0 mesi in quelli con profilo citogenetico avverso.
  • Fattori associati a un aumento della mortalità nell’analisi multivariata:
    • classificazione citogenetica avversa rispetto a favorevole/intermedia, HR=1,58, IC 95% 1,13–2,21;
    • aumento della conta leucocitaria, HR=1,12, IC 95% 1,06–1,18.
  • Il 44,4% ha sviluppato un evento avverso di tipo infettivo; quello più comune era polmonite (41,5% dei casi).

Limiti

  • Le differenze tra studi nell’analisi aggregata hanno impedito l’inclusione di alcune covariate.