Terapia cortisonica: la metformina può aiutare?


  • Alessia De Chiara
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • In pazienti in terapia cortisonica per una malattia infiammatoria cronica, l’assunzione di metformina per 3 mesi ha migliorato il profilo metabolico e alcuni outcome clinici rispetto al placebo.
  • Anche se non sono state osservate differenze tra i gruppi nel rapporto tra grasso viscerale e sottocutaneo, nei pazienti che hanno ricevuto metformina c’è stata una modesta riduzione del grasso sottocutaneo del tronco.
  • Il farmaco ha ridotto l’infiammazione, il numero di eventi avversi seri e le ammissioni in ospedale.

Descrizione dello studio

  • Per lo studio di fase 2, 53 pazienti (18-75 anni) senza diabete con malattia infiammatoria trattata con prednisolone sono stati randomizzati, con stratificazione in base a età e indice di massa corporea, a ricevere metformina (n=26) o un placebo (n=27).
  • Il trattamento è stato amministrato oralmente per 12 settimane (dosi crescenti: 850 mg al giorno per 5 giorni, 2 volte al giorno per i successivi 5 giorni, e poi 3 volte al giorno).
  • L’outcome primario (analisi secondo il principio intention-to-treat) è stato la differenza tra i gruppi del rapporto dell’area di grasso viscerale e sottocutaneo nelle 12 settimane, valutata tramite TC.
  • Fonti di finanziamento: Barts Charity and Merck Serono.

Risultati principali

  • I pazienti idonei all’analisi dell’outcome primario sono stati 19 nel gruppo metformina e 21 nel gruppo placebo.
  • L’esposizione cumulativa nei pazienti trattati con glucocorticoidi continui è stata simile nel gruppo metformina e placebo (1.860 mg equivalente di prednisolone [IQR 1.060-2.810] contro 1.770 mg [1.020-2.356]).
  • Non c’è stata differenza tra i gruppi nel rapporto dell’area di grasso viscerale e sottocutaneo (0,11), ma l’area del grasso sottocutaneo del tronco è diminuita nel gruppo metformina rispetto al gruppo placebo (–3.835 mm², IC 95% da –6.781 a –888; P=0,01).
  • Nel gruppo metformina, rispetto al gruppo placebo, sono stati osservati:
  • miglioramenti dei marcatori del metabolismo di carboidrati, lipidi, fegato e ossa;
  • miglioramenti di fibrinolisi, spessore intima-media della carotide, parametri infiammatori e marker clinici dell’attività della malattia;
  • minor frequenza di polmonite (1 episodio contro 7), tasso complessivo di infezioni da moderate a gravi (2 contro 11) e ammissioni in ospedale per tutte le cause dovuti a eventi avversi (1 contro 9);
  • più episodi di diarrea (18 contro 8).

Limiti dello studio

  • Piccolo campione di studio, eterogeneità dei pazienti e breve durata del trattamento.

Perché è importante

  • Nei pazienti con sindrome di Cushing si ha una riduzione nel tessuto adiposo viscerale dell’attività della proteina chinasi 5'-prime-AMP-attivata (AMPK), un mediatore dell’azione della metformina.
  • La metformina potrebbe migliorare le complicazioni correlate al trattamento con glucocorticoidi e la prognosi cardiovascolare.
  • Bisognerebbe studiare ulteriormente l’uso contemporaneo di metformina in questi pazienti, e valutare endpoint cardiovascolari come ictus e infarto del miocardio.