Telemedicina in reumatologia: buona per alcuni, problematica per molti

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
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  • Secondo i risultati di uno studio condotto nel Regno Unito, in ambito reumatologico la maggior parte dei medici e dei pazienti preferisce la visita di persona rispetto alla telemedicina.
  • La telemedicina risulta comunque accettabile e conveniente sotto alcuni punti di vista e per determinate categorie di pazienti reumatologici, che è importante identificare con accuratezza.

La pandemia ha dato una spinta enorme all’uso della telemedicina ma, secondo i risultati di uno studio pubblicato su Rheumatology, la maggior parte dei medici e dei pazienti che hanno a che fare con patologie reumatologiche continua a preferire le visite di persona. “A causa della pandemia, i sistemi sanitari si sono dovuti riorganizzare, spesso puntando sulla telemedicina” esordiscono gli autori guidati da Melanie Sloan, dell’Università di Cambridge (Regno Unito), primo nome dello studio. “Secondo le linee guida nazionali inglesi, per esempio, almeno il 25% degli appuntamenti ambulatoriali deve essere eseguito via telefono o videochiamata” precisano, ricordando che la sicurezza e la fattibilità di questo approccio in reumatologia non è stato ancora valutato in modo approfondito e i risultati oggi disponibili sono contrastanti.

Per colmare la lacuna, Sloan e colleghi hanno portato a termine sondaggi e interviste nel primo semestre del 2021, coinvolgendo pazienti (1.340 e 31) con diverse patologie reumatologiche e sia medici (111 nei sondaggi e 29 nelle interviste). “La quasi totalità dei pazienti coinvolti proveniva dal Regno Unito e le patologie più frequenti erano lupus (32%) e artrite infiammatoria (32%)” affermano i ricercatori.

I dati raccolti nello studio mostrano che nella maggior parte dei casi la telemedicina è ritenuta peggiore della visita in presenza sia dai medici che dai pazienti in tutti gli ambiti valutati.  

Più in dettaglio, il 93% dei medici e l’86% dei pazienti sostiene che l’accuratezza della valutazione è peggiore con la telemedicina rispetto alla visita faccia a faccia e inoltre sono molte le perplessità sull’approccio di telemedicina legate alla difficoltà di stabilire una relazione medica di fiducia.

“Per completezza, dobbiamo sottolineare il fatto che nel Regno Unito la telemedicina spesso di basa su visite telefoniche e solo più raramente su video-chiamate” scrivono gli autori “Questo potrebbe almeno in parte spiegare i risultati più negativi nei confronti della telemedicina rispetto a quelli ottenuti in sistemi sanitari nei quali le video chiamate sono più comuni” aggiungono, spiegando inoltre che, per le loro caratteristiche cliniche, le patologie reumatiche infiammatorie autoimmuni di cui soffrono i pazienti coinvolti nello studio potrebbero essere meno adatte a essere seguite con un approccio di telemedicina.

Nonostante questi aspetti negativi della telemedicina, ce ne sono altri apprezzati da medici e pazienti, per esempio la possibilità di evitare i disagi e i costi di un viaggio verso un ospedale magari lontano dalla propria abitazione per pazienti che spesso soffrono di dolore e difficoltà di movimento.

“Tenere conto delle scelte individuali e selezionare con cura i pazienti rappresenta una strategia vincente per garantire un approccio di telemedicina sicuro e ben accettato, anche al di là dei vantaggi in termini di risparmio di tempo e denaro e della situazione di emergenza determinata dalla pandemia” concludono Sloan e colleghi.