Tamponi negli ambulatori di MMG: sono davvero fattibili?


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
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Mentre la situazione epidemiologica si evolve rapidamente e la possibilità di diagnosticare il contagio tra sintomatici e asintomatici si fa più complicata per l’evidente sovraccarico del sistema di test con tamponi molecolari, diventa evidente l’importanza dell’accordo nazionale siglato a fine ottobre che prevede l’esecuzione dei tamponi rapidi antigenici da parte dei medici di medicina generale (MMG) e dei pediatri di libera scelta (PLS). Un accordo che ha però sollevato molte proteste e perplessità, soprattutto legate alle difficoltà dichiarate da alcuni medici nell’eseguire tali tamponi in totale sicurezza per se stessi e per i propri assistiti.

La circolare del Ministero della Salute “Indirizzi operativi per l’effettuazione dei test antigenici rapidi da parte dei medici di medicina generale (MMG) e i pediatri di libera scelta (PLS)”, datata 3 novembre 2020, fornisce alcuni chiarimenti sul contenuto dell’accordo e sulle modalità di esecuzione dei test da parte di medici di famiglia e pediatri, che sono obbligati – tranne in alcuni casi specifici – ad adeguarsi alle nuove disposizioni.

“Ad oggi in realtà non abbiamo ancora ricevuto i test e le Regioni stanno lavorando per adeguare l’accordo nazionale alle esigenze e alle risorse delle singole aree” spiega Domenico Crisarà, Vice Segretario nazionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) che spiega a Univadis Italia qual è, secondo  il sindacato che rappresenta, il reale impatto del nuovo accordo sull’attività quotidiana dei medici italiani.

 

L’accordo in sintesi

Sulla base di quanto indicato nell’accordo nazionale, MMG e PLS dovranno eseguire i tamponi presso il proprio studio oppure presso altre strutture indicate e messe eventualmente a disposizione da Aziende/Agenzie, qualora lo studio del medico non risultasse idoneo allo scopo.

“L’accordo identifica anche su quali dei propri assistiti il MMG può o deve effettuare i tamponi antigenici” spiega Crisarà. Questi sono rappresentati in particolare dai contatti stretti asintomatici, da pazienti per i quali lo stesso MMG sospetta un contagio, oltre che dai contatti stretti asintomatici allo scadere dei 10 giorni di isolamento.

Per quanto riguarda invece l’obbligo di effettuare i tamponi, uno dei “temi caldi” dell’accordo, Crisarà precisa che nel testo si tiene conto – seguendo il buon senso – di alcune situazioni particolari: sono infatti esentati da tale obbligo i medici in condizione di salute precaria o in stato di gravidanza.

E l’obbligo cade anche nel caso non fosse possibile operare in piena sicurezza. Come si legge infatti in un comunicato stampa FIMMG, in base all’accordo “i medici di medicina generale saranno dotati di tutti i dispositivi di protezione individuale necessari e saranno tenuti ad effettuare i tamponi antigenici solo a fronte di queste forniture”.

 

Le indicazioni, italiane e internazionali

Già a marzo 2020 la FIMMG ha creato un documento dedicato proprio alla gestione dello studio dei MMG, seguita poi da un protocollo per gli ambulatori medici nel post-emergenza.

 

Queste le indicazioni principali, descritte in dettagli nei documenti sopra citati:

  • nessun accesso libero all’ambulatorio, ma solo su appuntamento;
  • triage telefonico per tutti i pazienti (anche tramite un collaboratore di studio)
  • accesso all’ambulatorio per una sola persona alla volta (tranne nei casi di pazienti non autosufficienti);
  • presenza in sala d’attesa di un solo paziente se possibile e comunque sempre con la distanza minima di 1 metro;
  • utilizzo da parte del medico di tutti i dispositivi di protezione individuale raccomandati;
  • mezzi per la disinfezione delle mani a disposizione dei pazienti;
  • esecuzione frequente di tutte le procedure di aereazione, disinfezione e igienizzazione dei locali e delle attrezzature;
  • creazione, ove possibile, di percorsi “sporchi” e “puliti” ben distinti.

 

Seppur con alcune differenze e specificità, queste indicazioni e raccomandazioni sono presenti anche nei documenti di alcune organizzazioni e società internazionali come per esempio il report dell’European Centre for Disease Prevention and Control (https://www.ecdc.europa.eu/enECDC) sulla prevenzione delle infezioni e l’organizzazione degli studi medici, giunto già al quinto aggiornamento. 

Tutto ciò però potrebbe non essere sufficiente se, oltre al paziente che si rivolge al medico per questioni non legate alla pandemia, gli ambulatori si trovassero a gestire decine di pazienti potenzialmente infetti.

E per dimostrarlo basta guardare le raccomandazioni prodotte da altre istituzioni all’estero

L’American Academy of Family Physicians (AAFP), per esempio, ha preparato una checklist per gli ambulatori medici: le raccomandazioni sono moltissime, e spesso inapplicabili negli studi italiani. Tra queste, per esempio, il fatto che si dà per scontata la presenza di personale di accoglienza e infermieristico addestrato e dotato di presidi di protezione (una situazione rarissima in Italia), nonché la possibilità di gestire flussi differenziati in entrata e uscita, e flussi differenziati per pazienti potenzialmente a rischio e non. Infine, il documento pone l’accento sull’importante questione dello stoccaggio e smaltimento dei rifiuti potenzialmente infetti, un punto che in molte Regioni non è ancora stato risolto.

L’American Medical Association (AMA) ha pubblicato alcuni consigli per permettere ai medici di mantenere aperti i propri studi anche in corso di pandemia. Tra questi spicca la raccomandazione di non far entrare in ambulatorio pazienti potenzialmente infetti ma di effettuare il triage telefonico e inviarli ai punti di screening stabiliti dalle autorità (quindi luogo predisposti appositamente per l’esecuzione di tamponi, rapidi o molecolari che siano).

Non mancano infine i documenti dedicati alle buone pratiche di disinfezione e pulizia degli studi come il report dell’ECDC e le indicazioni dei Centers for Disease Prevention and Control (CDC) statunitensi. Oltre alla normale pulizia (da effettuarsi comunque con guanti, mascherina e camice usa e getta) è richiesta infatti la disinfezione delle superfici con prodotti disinfettanti, un compito non certo facile da eseguire in uno studio che non è stato appositamente arredato e svuotato di ogni oggetto inutile o decorativo.

In Italia, tra l’latro, l’obbligo di pulizia e disinfezione potrebbe estendersi alle parti comuni dei palazzi in cui gli studi medici sono ubicati, dato che solo raramente gli studi di medicina generale sono in strutture sanitarie o sedi di ASL/ATS.

 

Cosa cambia nello studio medico?

Secondo Crisarà, però, l’impatto non sarà così importante perché queste misure sono già state messe in atto per la gestione quotidiana e perché, nei casi in cui non sarà possibile usare lo studio, il medico verrà invitato a utilizzare altri luoghi (al momento ancora in corso di identificazione da parte delle autorità sanitarie).

“L’accordo nazionale per l’esecuzione dei tamponi non cambia molto la nostra pratica quotidiana” afferma convinto Crisarà. Il Vice Segretario nazionale FIMMG ricorda infatti che oggi circa il 90% dei positivi all’infezione da SARS-Cov-2 è completamente asintomatico e di conseguenza qualsiasi paziente che si presenti in ambulatorio, anche per un problema che non ha nulla a che fare con Covid o con una sindrome influenzale, potrebbe essere portatore del virus. “In questa situazione è chiaro che nella mia normale attività ambulatoriale devo sempre e comunque adottare le stesse misure di precauzione e protezione che utilizzerei in caso di presenza di un paziente positivo” spiega. E aggiunge che non bisogna inoltre dimenticare che, grazie alla definizione di un preciso target di pazienti ai quali effettuare il tampone, il rischio per il MMG non aumenta. “Effettuare un test antigenico a un paziente che è rimasto in isolamento per 10 giorni è in un certo senso quasi meno rischioso che visitare un paziente che accede allo studio per una ragione non legata al Covid e del quale non sappiamo nulla a livello di status di infezione da nuovo coronavrus” spiega.

 

Sicurezza e organizzazione

 “Nessun medico può oggi pensare di vedere un paziente senza partire dal presupposto che potrebbe essere un portatore asintomatico del virus” insiste Crisarà, auspicando che tutti i medici possano realmente disporre dei dispositivi di protezione individuale di cui hanno bisogno e degli strumenti per garantire la propria sicurezza personale, ma anche quella dei propri collaboratori e dei pazienti.

E qui entra in gioco il tema dell’organizzazione. Per poter svolgere al meglio e in sicurezza le proprie attività, inclusa quella di effettuare test antigenici, è necessario riorganizzare gli spazi pensando magari a soluzioni di collaborazione, ma anche e soprattutto le modalità di lavoro. “Il carico di lavoro aggiuntivo legato ai tamponi a mio avviso non è di per sé un problema” insiste Crisarà. “Se il medico dispone infatti di collaboratori quali personale infermieristico e di segreteria, può liberarsi di una serie di compiti burocratici o che possono essere svolti anche da personale sanitario non medico - per esempio misurare la pressione - guadagnando tempo da dedicare ad altre attività”. Dimenticando che oggi, negli ambulatori, misurare la pressione è davvero l’ultimo dei problemi.