Studio Statale Milano, algoritmi alleati contro errori in corsia


  • Adnkronos Salute
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Milano, 13 dic. (Adnkronos Salute) - Digitale alleato contro gli errori in sanità. Un lavoro coordinato da Lorenzo Moja dell'università Statale di Milano, uno dei più grandi studi clinici randomizzati a livello internazionale - riferiscono dall'ateneo - dimostra il potenziale dei sistemi di supporto decisionale computerizzati (Ssdc) nella riduzione degli errori di diagnostica e di prescrizione. La ricerca, condotta all'ospedale di Vimercate nell'hinterland milanese e pubblicata su 'Jama Network Open', è stata finanziata da ministero della Salute e Regione Lombardia.

Gli autori hanno utilizzato il sistema Ebmeds (Evidence Based Medicine Decision Support), sviluppato dall'Associazione dei medici finlandesi e integrato da Medilogy alla cartella clinica elettronica ospedaliera locale. Ebmeds, testato per la prima volta nel 2003 negli ospedali finlandesi ed evolutosi tanto da diventare uno strumento internazionale, è stato progettato per aiutare a tenere traccia delle decisioni mediche, come ad esempio prescrizioni di farmaci e test diagnostici. Questa tecnologia è attualmente impiegata in diversi ospedali per ridurre la variabilità delle cure, aumentare la sicurezza per i pazienti e migliorare l'efficacia clinica.

"I medici che hanno utilizzato il Ssdc - riferiscono dall'ateneo - hanno riportato un tasso significativamente più basso di errori di prescrizione e di diagnosi rispetto al gruppo di controllo che non aveva accesso al supporto decisionale. Non tutti i potenziali errori corretti hanno avuto esiti diretti sui pazienti, ma numerosi studi suggeriscono che anche piccoli errori possono causare pesanti conseguenze per i pazienti, incluso il decesso, e generare danni materiali e non a carico della struttura ospedaliera". Più precisamente, "degli oltre 6.400 partecipanti coinvolti nello studio, il software ha portato a un cambiamento della terapia in circa 4 pazienti su 100: un miglioramento statisticamente significativo, secondo alcuni modesto, per altri considerevole".

"Certo avremmo preferito avere il doppio o il triplo dell'efficacia - commenta Moja - Ma poiché questo intervento si basa su semplici promemoria, non è probabilmente realistico attendersi grandi numeri. I nostri medici - precisa il coordinatore dello studio - sono meglio degli algoritmi. Non di meno abbiamo scoperto che, a fine giornata, alcuni algoritmi avevano aiutato a prendersi cura dei pazienti in modo migliore rispetto al giorno prima". Per l'esperto, il lavoro fatto servirà anche da modello per i futuri studi clinici randomizzati: "Altri ricercatori avvieranno nuovi casi di studio, utili a migliorare la precisione degli algoritmi per aiutare i medici a rispondere a quesiti clinicamente rilevanti".

"In quest'era digitale dobbiamo pensare a come supportare i medici nel loro lavoro - osserva Hernan Polo Friz, responsabile del progetto all'ospedale di Vimercate, che ha supervisionato l'assistenza dei pazienti di medicina interna ammessi allo studio - Nell'ultimo decennio il carico di lavoro clinico è molto aumentato e, quando i medici sono stanchi, possono sbagliare più frequentemente. Le cartelle cliniche elettroniche hanno spianato la strada a un nuovo approccio alla pratica clinica: i dati dei pazienti non raccontano solo lo stato di salute dei singoli individui; diventano un innesco di suggerimenti che agevolano le diagnosi dei medici e le decisioni in merito al trattamento".

Ma se i sistemi di supporto informatico alle decisioni sono in grado di migliorare la qualità delle cure e ridurre potenzialmente errori diagnostici e terapeutici, perché non vengono usati in tutti gli ospedali? Giovanni Delgrossi, responsabile della Divisone di Tecnologia dell'informazione e comunicazione all'ospedale di Vimercate, individua "due principali ostacoli. In primo luogo, sono ancora pochi i medici a proprio agio con gli algoritmi che nelle cartelle cliniche elettroniche guidano le opzioni terapeutiche per i pazienti. In secondo luogo, le cartelle cliniche in formato digitale sono ancora abbozzi piuttosto caotici di informazioni, che spesso complicano, anziché agevolare, l'integrazione dei dati ospedalieri e dei sistemi di supporto alle decisioni. Questo studio fa vedere quello che forse sarà il futuro in molte strutture".