Studio, booster vaccino anti-Covid fondamentale per pazienti oncologici e fragili

  • Univadis
  • Attualità mediche
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Roma, 16 feb. (Adnkronos Salute) - La terza dose di vaccino anti-Covid "è necessaria ed essenziale per potenziare la risposta immunologica in pazienti oncologici e fragili". La conferma arriva dall'Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano che ha coordinato, insieme all’Humanitas, allo Spallanzani di Roma e all’Irccs di Reggio Emilia una ricerca finanziata dal ministero della Salute a 13 Istituti di ricerca.

"Dopo cinque mesi di lavoro comune e l’osservazione di oltre 600 pazienti - spiega il direttore scientifico dell'Int Giovanni Apolone - abbiamo confermato che è necessaria. In questo modo si riduce il rischio infezioni e le complicanze del Covid 19". I risultati di due articoli prodotti dal gruppo di ricercatori, in particolare Chiara Agrati, Paolo Corradini, Nicola Silvestris e Maria Rescigno, suggeriscono infatti che questo è particolarmente vero in alcune malattie, tra le quali quelle onco-ematologiche, cioè i tumori del sangue e per i pazienti che hanno ricevuto trattamenti antitumorali con grande impatto sul sistema immunitario.

Lo studio Vax4Frail ha incluso 4 tipologie diverse di pazienti fragili e ha documentato come il livello di risposta immunologica, anticorpale e cellulare, sia influenzato dal numero di dosi vaccinali, dal tipo di patologia e dal trattamento farmacologico. Dopo sole due dosi, il livello di risposta dei pazienti fragili è del 62%, una percentuale più bassa in modo particolare nei pazienti onco-ematologici e in quelli con patologie immuno-degenerative e comunque inferiore a quanto osservato nella popolazione sana (100%). La terza dose booster aumenta la risposta immunologica in tutti i gruppi di pazienti, ma purtroppo in modo minore in quelli con tumori ematologici.

I punti di forza dello studio Vax4Frail - sottolinea l'Istituto nazionale dei tumori - sono stati l’inclusione di patologie diverse, l’utilizzo di un protocollo comune condiviso tra i partecipanti che prevedeva criteri standardizzati e una centralizzazione delle valutazioni immunologiche, condotte presso l’Irccs Spallanzani di Roma. Inoltre, le prime due vaccinazioni sono state tollerate bene e soprattutto non hanno registrato un impatto negativo nel trattamento dei pazienti fragili.

"Per i pazienti fragili non responsivi - spiega Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas - questa ricerca pone il problema di una quarta dose, da valutare in un contesto di ricerca rigorosa e in relazione al trattamento poiché alcune terapie interferiscono con una corretta immunizzazione. La quarta dose è una prassi già in uso per altri vaccini, per esempio, per l’epatite B".

“Vax4Frail è la prova - sottolinea Massimo Costantini, direttore della struttura complessa di Ematologia dell’Istituto nazionale dei tumori e coordinatore dello studio - di come una rete di istituti di ricerca può organizzare in tempi brevi uno studio che produce risultati scientificamente validi e utili per prendere decisioni in ambito sanitario”.