Studio Asst Mantova, in 14 mesi 4.474 pazienti e 676 morti, più uomini

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Milano, 18 gen. (Adnkronos Salute)() - In 14 mesi 4.474 pazienti Covid e 676 decessi. Mortalità generale del 15,1%. Sono i dati contenuti in uno studio che analizza l'esperienza degli ospedali dell'Asst di Mantova nelle prime ondate della pandemia che ha sconvolto il mondo. Dati che confermano come a pagare il prezzo più alto in termini di gravità della malattia e di morte siano stati gli uomini e le età più avanzate.

Nel dettaglio sono 2.738 i pazienti Covid ricoverati fra il 26 febbraio 2020 e il 30 aprile 2021 negli ospedali dell'Asst, spiegano dalla struttura. Di questi, 510 (pari al 17,30%) sono morti. Altri 1.736 pazienti sono stati valutati nelle strutture di Pronto soccorso (166 in questo caso i decessi, 9,6%). I numeri sono stati analizzati da un gruppo di professionisti dell'azienda - ricercatore principale Salvatore Casari, direttore della struttura Malattie infettive - nell'ambito di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica 'Epidemiologia e Prevenzione'. L’obiettivo della ricerca era descrivere l’andamento dell’epidemia nelle sue diverse fasi, incrociando i dati delle schede di dimissione con quelli del laboratorio analisi.

Si è osservato, spiegano gli autori, "un esito peggiore sia in termini di mortalità che di gravità della malattia per il genere maschile rispetto al femminile e per le età più avanzate, nonché un miglioramento significativo degli esiti nella seconda e terza ondata rispetto alla prima".

Tra i ricoverati, la classe di'età prevalente è stata uguale o maggiore di 65 anni, con una tendenza a una riduzione nella terza ondata. Gli specialisti dell'Asst di Mantova hanno classificato i reparti di ricovero in bassa intensità e in media-alta intensità: bassa intensità (malattie infettive, medicina generale, altri reparti internistici) per pazienti sottoposti a terapia medica, compresa l’ossigenoterapia anche ad alti flussi, ma non a ventilazione non invasiva, se non in proporzione trascurabile; media intensità (unità di terapia intensiva respiratoria, medicina d’urgenza, altri reparti di terapia semiintensiva) per pazienti sottoposti di regola a ventilazione non invasiva e mai a intubazione oro-tracheale; alta intensità (rianimazioni) per pazienti sottoposti molto spesso a intubazione oro-tracheale e in alcuni casi a ventilazione non invasiva.

La proporzione di ricoveri in reparti a media-alta intensità è aumentata in modo significativo nella seconda ondata rispetto alla prima. La mortalità ha subito una significativa riduzione nella seconda e terza ondata nelle aree a bassa intensità, passando da 21,9% a 14,3% e poi a 12,7%. È rimasta invece sostanzialmente costante nelle aree a media-alta intensità (rispettivamente 28, 29,6 e 28,3%). La mortalità dei pazienti con oltre 65 anni è stata del 26,7%. Il genere femminile ha manifestato una minore mortalità, nonché una minore incidenza di ricoveri in media-alta intensità in tutte le fasi considerate. Infine, includendo anche i pazienti che erano stati valutati in Pronto Soccorso ma non ricoverati, la mortalità generale osservata è stata del 15,1%.