Studiare fa bene al cervello

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • In uno studio longitudinale condotto su oltre 200 anziani sani, un gruppo di ricerca di Zurigo ha analizzato i cambiamenti nell’arco di 7 anni di diversi marker di malattia dei piccoli vasi cerebrali (CSVD) e della velocità di elaborazione, le loro associazioni e l’influenza di più tipologie di covariate.
  • Una tra le diverse analisi effettuate mostra una sorta di effetto protettivo sul cervello da parte di un livello di istruzione più elevato.

Secondo un’analisi longitudinale pubblicata su NeuroImage:Clinical, per meglio comprendere la CSVD è importante che si tenga conto dei suoi molteplici marker. Nello studio, in cui si è andati a esaminare la velocità di elaborazione, le associazioni tra i marker e i loro cambiamenti nel tempo in persone anziane, sono stati anche valutati i possibili effetti di alcune caratteristiche, tra cui l’età o il sesso dei partecipanti. Tra i fattori considerati, il livello di istruzione sembrava avere un effetto protettivo sul cervello e sul comportamento, così come l’uso di alcuni tipi di farmaci.

Come si spiega nell’articolo, i diversi marker della CSVD, associata in precedenza a declino cognitivo correlato all’età, spesso coesistono perfino negli anziani sani. Per arrivare a comprenderne il possibile effetto cumulativo, gli autori hanno voluto includerli in un solo studio, al quale hanno preso parte oltre 200 persone con età media di 70,9 anni che si erano sottoposte, in più occasioni nell’arco di 7 anni, a diverse analisi, tra cui valutazioni neuropsicologiche, e alla risonanza magnetica. I ricercatori hanno quindi analizzato lo stato al basale e i cambiamenti delle iperintensità della sostanza bianca (WMH) totale, periventricolare e profonda, della sostanza bianca apparentemente normale (NAWM), del volume del parenchima del cervello e della velocità di elaborazione. Mediante l’applicazione di modelli di crescita latente, si è esaminata l’influenza delle caratteristiche demografiche (età, sesso e livello di istruzione), dell’uso di due tipologie di farmaci (quelli per l’ipercolesterolemia e per l’ipertensione) e di alcuni fattori di rischio associati alla CSVD (obesità e sintomi depressivi).

Dalle molte analisi condotte è emerso un pattern di associazioni tra i marker molto complesso. Per esempio, pare che a riflettere la gravità della CSVD fosse il numero di lacune piuttosto che il volume. Inoltre, i cambiamenti della WMH profonda, rispetto a quella periventricolare, si associavano in maniera più forte ai cambiamenti dei marker e alla velocità di elaborazione iniziale. Gli autori hanno osservato anche diversi effetti delle covariate considerate. “Dalle molteplici analisi riportate in questo lavoro, possiamo concludere che l’età avanzata è associata a carichi CSVD iniziali più elevati e performance di velocità di elaborazione inferiori. All’interno degli individui è stato osservato un aumento del carico di CSVD nel tempo e i cambiamenti nel numero lacunare e nella velocità di elaborazione erano accelerati in età avanzata”. Inoltre, sono state riscontrate differenze in base al sesso della persona e si è visto che un maggior livello di istruzione aveva un impatto positivo sul numero lacunare e sulla velocità di elaborazione al basale, ma anche sulle traiettorie nel tempo di questi due parametri e del volume della NAWM, che mostrava un declino minore. Pare inoltre che l’uso di antipertensivi avesse un effetto protettivo sul volume e sul numero lacunare iniziale, mentre quello di farmaci per l’ipercolesterolemia si associasse a una prestazione migliore in merito alla velocità di elaborazione al basale.

In breve, le associazioni tra i cambiamenti dei diversi marker CSVD osservate nello studio erano di tipo da moderato a forte. Per gli autori tali associazioni indicano un comune meccanismo patologico e vanno a supportare strategie di trattamento multidimensionali.