Storie dal fronte coronavirus, nasce 'Humanitas voice'


  • Adnkronos Salute
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Milano, 8 apr. (Adnkronos Salute) - "Siamo stati catapultati in una realtà che nessun libro mi aveva preparato ad affrontare e che a parole un giorno sarà difficile raccontare". S., infermiera, spiega così lo smarrimento di chi lo tsunami coronavirus lo ha vissuto e lo vive in prima linea in ospedale. La sua è una delle voci dal fronte che si possono ascoltare grazie a 'Humanitas voice', canale podcast attraverso cui i professionisti degli ospedali del gruppo raccontano le loro storie. Ci sono le testimonianze dalle corsie, ma anche i messaggi di solidarietà di volti noti del mondo dello spettacolo e dello sport (da Gerry Scotti ad Amadeus, Fiorello, Antonella Clerici, Massimo Boldi, Sergio Sgrilli, Javier Zanetti, Sofia Goggia, Odette Giuffrida) e del giornalismo.

I podcast sono disponibili sulle principali piattaforme musicali come Spreaker, Spotify e Deezer, suddivisi in playlist a seconda della città. Gli audio saranno caricati via via sulla piattaforma e resi disponibili anche ai pazienti ricoverati grazie ai volontari presenti in corsia con i tablet. Il risultato è "un grande diario vocale in continua costruzione - spiegano da Humanitas - destinato a lasciare una traccia viva di un momento importante della nostra storia".

A parlare, fra gli altri, sono medici, infermieri, operatori socio sanitari, giovani specializzandi di Humanitas University volontari ai Check Point allestiti all'ingresso delle strutture per rilevare la temperatura e lo stato di salute di chiunque vi acceda. "Storie di chi resiste e spera, aggrappandosi alle emozioni comunicate con gli occhi e ai sorrisi dei primi pazienti guariti".

Ai tempi di Covid-19 le emozioni sono filtrate dalle protezioni e così "le mascherine ci hanno insegnato a sorridere con gli occhi. Ne usciremo e ne usciremo tutti più forti", è convinto H., chirurgo. "Sento la mascherina come un muro sottile che mi separa dai pazienti - dice F., studentessa di Medicina di Humanitas University, volontaria al totem di un Day hospital oncologico - Non vedere completamente il loro viso mi permette di focalizzarmi sul loro sguardo, preoccupato ma con la speranza" negli occhi.

"L'amore vero si manifesta nei piccoli gesti, negli sguardi attenti, nelle carezze inattese, nella presenza silenziosa che dice più di mille parole", conferma l'infermiera S. "Da un giorno all'altro ci è stato chiesto di creare posti di blocco per gli esterni, per filtrarli, osservarli e intervistarli, come fossero portatori di qualcosa che poteva cambiare le sorti di tutti. Da quel giorno - riflette - ogni piccolo gesto ha fatto la differenza".

Poi c'è M., dottoressa di Pronto soccorso che il coronavirus l'ha preso e non accetta l'idea di fermarsi: "Alle 6 del pomeriggio arriva il test, positivo. Mi mandano a casa. Non volevo crederci, 14 giorni di malattia. Sono andata via piangendo e sbattendo le porte. Sono tuttora in quarantena, sono arrabbiata, sto bene, voglio e devo tornare. Il Covid non ha capito con chi ha a che fare".

I fronti Humanitas della battaglia contro Covid-19 sono diversi, ricorda una nota. L'Istituto clinico Humanitas di Rozzano, Milano, è diventato in pochi giorni un ospedale con 300 posti letto dedicati ai pazienti Covid tra degenze, Pronto soccorso e Terapie intensive. In questa fase di emergenza, inoltre, il policlinico è Hub della rete oncologica regionale e della rete Stroke. A Bergamo Humanitas Gavazzeni si è trasformato da subito in centro totalmente dedicato ai malati di coronavirus, con ampliamenti del Pronto soccorso, della Terapia intensiva e dei reparti che hanno permesso di arrivare a ospitare oltre 260 persone al giorno.

Anche le strutture torinesi si sono subito attivate: oggi Humanitas Gradenigo e Humanitas Cellini dedicano oltre 120 posti letto a pazienti positivi al Covid-19, mentre la Clinica Fornaca garantisce l'attività chirurgica urgente e indifferibile. A Castellanza (Varese), Humanitas Mater Domini ha riorganizzato i percorsi per assistere pazienti Covid, con Terapia intensiva dedicata e ridisegnando il Pronto soccorso. Infine, a Milano, Humanitas San Pio X accoglie i pazienti Covid che hanno superato la fase acuta della malattia e non necessitano di assistenza ventilatoria e porta avanti progetti per continuare a garantire la sicurezza del percorso nascita.

"Questo evento ha creato una grande coesione tra medici, infermieri, operatori socio sanitari, personale amministrativo e dirigenziale - commenta ancora H. il chirurgo - I rapporti nella nostra comunità si sono rafforzati. E credo che questo cambierà per sempre il nostro modo di lavorare e probabilmente di essere".